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lunedì 1 luglio 2024

Peritas, il personaggio di Belial

 Oggi vi presento uno dei personaggi del mio secondo romanzo Peritas. Si tratta di Belial, che rappresenta il diavolo in maniera abbastanza tradizionale, con un carattere senza sfaccettature. Cercando di distogliere la protagonista dalla sua missione, con argomentazioni argute, sarà lui, inconsapevolmente, a far comprendere alla donna il significato di tutta la sua avventura.

La trama: Un’antiquaria riceve da un amico un dono inconsueto: un reperto in marmo raffigurante la stella degli Argeadi, emblema della famiglia di Alessandro Magno. La donna, appassionata da sempre dalla figura del condottiero, ipotizza che la pietra faccia parte della tomba del macedone e decide di andare alla sua ricerca. Trova però sulla sua strada uno strano individuo che cerca di ostacolarla. Nel suo viaggio, tra antiche profezie e prove che metteranno a rischio la sua vita, ad aiutarla ci saranno gli amici che conoscerà nel suo cammino e un misterioso cane.


Qui l'incontro di Olimpiade con Belial:

Dopo essere giunta alla fine della passeggiata, quasi alle gallerie che dividevano il suo paese da quello limitrofo tornò indietro e nel voltarsi si trovò davanti nuovamente il cane della sera precedente, immobile davanti a lei, che la stava osservando, teso, con la coda sollevata verso l’alto.
Olimpiade avrebbe voluto avvicinarsi ma l'atteggiamento dell'animale la fece tentennare. Una voce profonda proveniente dalle sue spalle, qualche secondo dopo, la fece trasalire:
“Possono essere fedeli e remissivi ma anche rabbiosi e incontrollabili, fino a mostrare un lato oscuro e per noi irrazionale”.
La donna si voltò di scatto, portando le mani al petto. Come era possibile? Fino a pochi secondi prima la strada era deserta e non aveva visto nessuno nei dintorni. Si trovò davanti un uomo sulla cinquantina, alto, vestito in maniera insolita per la stagione. Portava infatti una maglietta scura a maniche corte che lasciava scorgere braccia e torace muscolosi e un addome più morbido, e pantaloni cargo sempre scuri, tenuti in vita da una cintura di pelle nera, che coprivano gambe forti e asciutte. Ai piedi stivali alti stringati in pelle nera, che richiamavano uno stile militare. Il viso quadrato era tagliato da sopracciglia dritte e curate, che coprivano occhi scuri ed espressivi, leggermente infossati, e un naso concavo e piccolo. A colpire era soprattutto la barba con basette lunghe che si univano ai baffi e i capelli corti portati all'indietro, leggermente disordinati dal vento. La sua espressione era inizialmente accigliata poi lo sguardo si addolcì e sulle labbra sottili si abbozzò un sorriso. 
“Chiedo scusa per averla spaventata, non era nelle mie intenzioni”, disse l’uomo. 
“Non l’ho proprio sentita arrivare. Mi avrà scambiato per una persona super apprensiva. Il cane è il suo? L'ho già incontrato anche ieri sera. Si aggira da solo”, rispose la donna, cercando di controllare il suo stato d’animo. 
“No, non è il mio. Mi chiamo Belial e mi sono trasferito qui da poco – si presentò l’uomo cambiando argomento. - Lei è la signora che ha il negozio di antiquariato nella via che va verso la stazione?”
“Sì, sono io”. 
Quello strano individuo si avvicinò alla donna, fino ad arrivare a poche decine di centimetri da lei, portando il torace in avanti e guardandola dall'alto con sguardo intenso e languido. Lei si sentiva quasi attratta da lui e le sembrava di averlo già conosciuto ma la infastidiva il suo strano odore, che le ricordava lo zolfo e il legno bruciato. Quasi sottovoce e portandole una mano al fianco, con lei che percepì attraverso i vestiti un forte calore, le disse:
“Mentre passavo là davanti, ieri, ho visto oggetti di fatture squisite e in materiali rari, da tutti considerati di pregio e quindi anche costosi. Ci sono poi beni che hanno valore soltanto per alcune persone, un valore affettivo, simbolico, corroborato da un alone di mistero. Ed è meglio che gli arcani, a volte, restino tali”, disse l’uomo, inasprendo la voce e portandola verso di sé quasi nell'atto di volerla baciare. 
Olimpiade si divincolò, indietreggiando e, il cane, che era rimasto di un passo dietro di lei, ringhiò contro Belial. La donna si voltò per un secondo verso l’animale per vedere che intenzioni avesse e quando si rivoltò verso l’uomo, quello era sparito. 
Sospirò con il cuore in gola, osservando ogni centimetro dell’area che stava intorno a lei per vedere se quell'individuo fosse ancora nei paraggi, poi ricercò il levriero, ma anche quello era scomparso nel nulla. 





sabato 15 giugno 2024

Peritas, il cane di Alessandro Magno

 Come già sapete, il mio secondo romanzo si intitola Peritas (ve ne ho già parlato qui: Peritas, Il personaggio di Olimpiade). Ma chi era Peritas? Peritas era il cane di Alessandro Magno. 

Il nome (in greco antico: Περίτας) potrebbe essere tradotto, dall'antica lingua dei macedoni, "gennaio". Il cucciolo, secondo alcuni storici, venne, infatti, donato al condottiero dallo zio, Alessandro I d’Epiro, nel mese di gennaio.

Le fonti che narrano del cane dal punto di vista storico sono poche e principalmente due, che hanno scritto a riguardo molti secoli dopo: si tratta di Plutarco e Plinio il Vecchio.

Alessandro era molto affezionato al suo cane e lo portava con sé anche durante le battaglie. Peritas morì, secondo alcune narrazioni, nel 331 a.C. nel corso di una battaglia cruciale contro i Persiani di Dario III, salvando il suo padrone dall'attacco di un elefante, mordendo il pachiderma sulle labbra, l’unico punto scoperto e sensibile dell’animale. Alte leggende ritengono invece che il cane morì tra le braccia del padrone, dopo averlo salvato da un’arma appuntita lanciata da un soldato nemico.  In suo onere il guerriero fondò una città, in una zona in prossimità del fiume e dell’omonima città di Jehlum, in un territorio che comprende parte degli odierni India e Pakistan. Questa è versione che ho preso in considerazione in una scena del mio romanzo. Secondo altri, morì di vecchiaia.

Non si sa a quale razza appartenesse Peritas. Per questo argomento, le ipotesi principali sono due. La prima è che fosse un molossoide l'altra che fosse di una razza più simile al levriero, più agile e veloce e adatta a seguire il padrone in battaglia. A favore di questa tesi, il fatto che nel sarcofago di Alessandro, opera ellenistica del tardo IV secolo a.C. ora a Istambul, viene ritratto il macedone che cavalca Bucefalo e subito sotto c'è un cane simile a un levriero, presumibilmente Peritas. Inoltre, nel Mosaico della caccia al cervo della reggia argeade di Pella è ritratto un cane, ritenuto da alcuni studiosi proprio Peritas, con fattezze simili al canis laconicus, antica razza di cane da caccia molto apprezzata ed utilizzata dagli antichi greci e più simile a un levriero. Per ritrarre Peritas, ho scelto la seconda ipotesi, perché mi sembrava più plausibile che un cane al seguito di guerrieri a cavallo fosse tenace e veloce.


Peritas di Ilia Camilla Muzio

Peritas (qui il link Amazon) è un romanzo fantasy, o meglio fantastico, che unisce diversi fattori: personaggi storici e storia antica, profezie, archeologia, elementi esoterici, simboli arcaici e molto altro ancora. 

Ecco, in breve, la trama. 

Un’antiquaria riceve da un amico un dono inconsueto: un reperto in marmo raffigurante la stella degli Argeadi, emblema della famiglia di Alessandro Magno. La donna, appassionata da sempre dalla figura del condottiero, ipotizza che la pietra faccia parte della tomba del macedone e decide di andare alla sua ricerca, recandosi nel luogo dove l’oggetto è stato rinvenuto. Trova però sulla sua strada uno strano individuo che cerca di ostacolarla. Nel suo viaggio, tra antiche profezie e prove che metteranno a rischio la sua vita, ad aiutarla ci saranno gli amici che conoscerà nel suo cammino e un misterioso cane.


sabato 4 novembre 2023

Il mosaico della battaglia di Isso: Alessandro Magno contro Dario III

 Oggi ricorre l'anniversario della battaglia di Isso, che si svolse nell'Anatolia meridionale, a sud dell'antica città costiera di Isso, situata al confine tra la Cilicia e la Siria, il 5 novembre del 333 a.C. In questa data, le forze di Alessandro Magno, affrontarono e sconfissero i persiani di Dario III, aprendo la strada alla conquista macedone della Fenicia.

Lo scontro è raffigurato in un famosissimo mosaico romano del 100 a.C. circa (582 × 313 cm) conservato presso il Museo archeologico nazionale di Napoli. 

L'opera che rappresenta il condottiero macedone e Dario III fu trovato il 24 ottobre 1831 a Pompei, nella pavimentazione della casa del Fauno, durante gli scavi archeologici. Realizzato con circa un milione e mezzo di tessere, fu commissionato probabilmente in quanto gli antenati del proprietario avevano rapporti con Alessandro Magno. Potrebbe trattarsi di una copia del dipinto eseguito dal pittore greco Filosseno di Eretria o di un originale mosaico ellenistico saccheggiato dalla Grecia e portato a Roma.

Nel settembre del 1843 il mosaico fu trasferito a Napoli.

Sapete come la figura di Alessandro Magno mi abbia sempre affascinato tanto da metterlo al centro del mio secondo romanzo, Peritas. E' proprio il mosaico della battaglia di Isso a essere rappresentata sulla copertina del libro (qui l'articolo sull'uscita del romanzo).




mercoledì 1 novembre 2023

Peritas, recensioni

 Dopo l'uscita di Peritas sono arrivate le prime recensioni positive sui social network e su Amazon.

Eccole:

Da @Battituraamacchina: 

Una storia che scorre, porta a comprendere sacro e profano con una leggerezza disarmante.

Cenni storici ben delineati e non lasciati al caso.

Mi sono immerso nelle storie di Olimpiade e Manar, ognuna con il proprio “compagno” d’avventura, ognuna con il proprio “senso”, ognuna con il proprio “io”. Fratellanze antiche si mescolano ad antiche leggende portando il lettore a comprendere la vera rinascita di se stessi, quella, che dentro ognuno di noi (spesso), rimane sopita per troppo tempo.

Rinnovo i complimenti a Ilia Camilla Muzio per la magnifica storia donataci.

CONSIGLIATO!!!

Da Gli occhi del lupo:

Prepariamo la valigia e partiamo insieme a Olimpiade, un antiquaria che riceve da un suo amico, un reperto riguardante Alessandro Magno.  Ma potrà andare bene il viaggio? 

Ed è proprio la passione dei genitori per la storia, ad aprire il mondo della protagonista verso la passione che l’accompagna. 

Indagheremo assieme a lei, che vedo un po’ di tante investigatori soprattutto stile Agatha Christie, alla ricerca delle risposte che da quel reparto che ha in mano, porteranno a un susseguirsi di avvenimenti avvincenti. 

Un viaggio tra Occidente e Oriente, una linea diretta e speciale, fulcro che il lettore avrà tra le mani. 

Vi sentite pronti? Bene allora partiamo! 

Da @Laura_libri: recensione Peritas

Essere schiavi di paura e angoscia, decidere di rincorrere e respirare a pieni polmoni aria e libertà per portare a compimento un progetto, realizzare un sogno lungo una vita. Vincere sé stessi e le proprie ansie disdegnando debolezza e avidità repentinamente cambiando, crescendo per il conseguimento di un oltre che significhi domani, un'occasione unica nella vita fra screziature di attimi da raggiungere a costo di tutto, anche della propria stessa esistenza. Il bisogno di armonia e pace che muove un regno, un personaggio - simbolo di superamento dei propri limiti e frontiere invalicabili - impresso nella storia e nella mente di una donna: l' antiquaria Olimpiade - appassionata di Alessandro Magno e con un nome ricollegabile a quello della madre del condottiero macedone - che riceve dall'amico Nicola un dono molto particolare, una lastra in marmo ritrovata a Taposiris Magna - risalente al V secolo d.c. - su cui si possono distinguere tracce di diversi colori, dal porpora al giallo, dal celeste al bianco. La stella degli Argeadi - emblema della famiglia di Alessandro Magno, discendente da Argo - che emerge come altorilievo, un astro a otto punte che campeggia su una figura dalla forma rotonda, che ricorda uno scudo. La donna, ipotizzando che la pietra faccia parte della tomba di Alessandro Magno, decide di andare alla sua ricerca proprio nel luogo di rinvenimento dell'oggetto, fuori dal perimetro della città antica. Uno strano individuo, però, pare voler ostacolare il suo cammino: Belial, una derivazione demoniaca in un incalzante viaggio tra ricerche e un misterioso levriero, strane coincidenze, intricati arcani, un irrazionale che scuote nel profondo riportando alla luce giorni di dolore, sofferenza, una visione che perseguita fino allo sfinimento, al semplice stordimento. Antiche profezie e oracoli in città colme di cultura e mistero, fascino senza tempo, un'avventura meravigliosa oltre ogni confine prestabilito in uno straordinario viaggio fra scoperte e intrecci letterari di fantasy, storia antica e archeologia, in elementi esoterici e simboli arcaici. Uno stile sublime ed etereo per un guerriero di una nuova era che sta per aprirsi.

Una storia originale ed emozionante da Mickey

 Raramente mi sono trovato davanti un manoscritto così particolare, con una storia così azzeccata e dei "mix" che si incastrano alla grande. Non posso dire proprio tutto quello che vorrei altrimenti farei spoiler..ma in questo romanzo vi troverete davanti al soprannaturale, alla fantasia e alla Storia! L'ultimo capitolo, da appassionato cronico di Alessandro Magno, mi ha scaturito intense emozioni... Brava Ilia!




sabato 23 settembre 2023

Peritas, il personaggio di Manar

 Dopo avervi presentato Peritas e Olimpiade, oggi vi parlo di un altro dei personaggi principali del mio nuovo romanzo fantasy, "Peritas". Si tratta di Manar, una donna egiziana appartenente a una confraternita di cristiani rimasti nell'ombra per secoli. La sua storia è interamente legata alla sua fede e alla sua costante sfida con il diavolo. Al contrario di Olimpiade appare più decisa, grazie alla sua fiducia in Dio, ma il suo temperamento è costantemente incrinato dalla paura di affrontare quello che a lei è destinato. Solitaria e solare, avrà un percorso similare a quello dell'antiquaria.


Ecco il passo in cui si narra l'incontro tra le due donne:

Aveva passato da qualche minuto le splendide rovine di Taposiris Magna e doveva essere arrivata vicino alla sua meta, quando, muovendosi su una sterrata vide passare davanti a sé, un uomo alto e robusto, interamente vestito di scuro. Belial? Pensò. Per evitarlo, sterzò bruscamente e finì fuori strada, con l’auto che si ribaltò. 

Quando i suoi occhi si riaprirono, riuscì a distinguere intorno a sé un ambiente in penombra, con un viso di donna sulla trentina che la osservava. Aveva occhi grandi e neri, molto intensi, sormontati da sopracciglia foltissime. Il naso, fine e appuntito, tagliava un viso olivastro e tondo mentre le labbra, rosse e carnose, lo ammorbidivano. I capelli erano coperti da un velo bianco, portato in maniera scomposta. 

“Come stai? Ti trovi nella casa di Manar. Hai avuto un incidente, a cui ho assistito: il diavolo ti ha tagliato la strada e ti ho portato qui per aiutarti”, le disse la donna in un inglese abbastanza fluente. 

Olimpiade provò a rispondere ma non riuscì. 

Il diavolo? Pensò tra sé e sé. Forse sono capitata nelle mani di un’altra squilibrata.

“Stai tranquilla. Parleremo dopo. Ho chiamato un medico e dovrebbe arrivare qui fra poco. Ora cerca di stare ferma e riposare”. 

“Ti ringrazio per l'aiuto che mi stai dando – riuscì a dire - Io sono Olimpiade e sono venuta qui dall'Italia per una ricerca che dovevo portare a termine in questa zona”.

Sospirò, cercando di assumere una posizione in cui sentire meno fastidio possibile, visto che aveva dolore in quasi tutto il corpo. 

Chi me lo ha fatto fare? Pensò, guardandosi intorno. Si trovava in una specie di spelonca, con le rocce lasciate nel loro stato naturale. Alla sua sinistra, per via di una fioca illuminazione, riusciva a distinguere una porta in legno molto rovinata. L’arredamento era povero ma completo, non mancavano nemmeno tv e computer e poteva intravedere sul tavolo anche un cellulare. Alla sua destra, ricavata nella roccia, una nicchia con l’immagine della Madonna e Gesù Bambino, con al lato una statua a grandezza naturale di un leone steso accanto. Si soffermò su quella per ammirarne il realismo e, con grande sorpresa, notò un lieve e quasi impercettibile movimento della testa dell'animale. 

“C’è un leone!”, riuscì a dire, con voce quasi soffocata. 

Manar si voltò e la guardò meravigliata: “Riesci a vederlo anche tu?”.

Poi, cambiando il tono della voce per non affaticare la sua ospite disse: “Non avere paura. Non fa niente”.

martedì 5 settembre 2023

Peritas: il personaggio della protagonista Olimpiade

 Vi ho già introdotto il mio nuovo romanzo, Peritas (disponibile qui), un fantasy che unisce diversi fattori: personaggi storici e storia antica, profezie, archeologia, elementi esoterici, simboli arcaici e molto altro ancora. Il filo conduttore è la figura del cane Peritas, assieme al cavallo Bucefalo, uno dei compagni più fidati di Alessandro Magno nelle sue battaglie. Ma con il famoso guerriero macedone, ci sarà un altro personaggio del mondo antico ad essere citato nel volume: si tratta di uno degli Evangelisti.

La protagonista del libro è un’antiquaria che riceve da un amico un dono inconsueto: un reperto in marmo raffigurante la stella degli Argeadi, emblema della famiglia di Alessandro Magno. La donna, appassionata da sempre dalla figura del condottiero, ipotizza che la pietra faccia parte della tomba del macedone e decide di andare alla sua ricerca, recandosi nel luogo dove l’oggetto è stato rinvenuto. Ad aiutarla ci saranno gli amici che conoscerà nel suo cammino e il cane.

La donna è legata dalla sua nascita alla figura di Alessandro Magno: i suo genitori, appassionati delle vicende e della storia del condottiero, le hanno dato il nome della madre di lui, Olimpiade, e lei da sempre convive con la passione per questo affascinante personaggio. Una passione che la porterà a lanciarsi in un'avventura davvero inaspettata.

Non più giovanissima, vive sola, vicino alla madre, dedicandosi quasi esclusivamente al suo lavoro di antiquaria e agli amici. Negli anni precedenti ha attraversato momenti bui, fatti di attacchi di ansia e panico. Grazie alle cure mediche e psicologiche e alla vicinanza delle persone care, ha trovato un equilibrio precario che le lascia molti vuoti. Ma nel suo percorso scoprirà che queste problematiche avevano un causa ben precisa. La donna, vincendo ogni suo timore, riuscirà a ritrovare sé stessa.


Riporto un passo del secondo capitolo in cui Olimpiade, dopo un primo incontro con il cane, riflette su di sé e sul suo passato:

Non appena fu all’esterno, il suo sguardo cercò subito il cane che aveva incontrato la sera precedente e, non vedendolo, sospirò. Era sola da qualche anno ormai e la solitudine le pesava. Non le mancavano amiche e amici e il supporto della madre che abitava in un appartamento contiguo al suo, ma sentiva che le sue giornate spesso erano vuote. Avrebbe voluto un compagno ma non ne aveva trovato mai uno adatto e i problemi che aveva avuto negli anni precedenti legati ad di ansia e paure, con mesi passati tra continui esami all’ospedale e visite da psicologi e psichiatri, l’avevano portata ad essere molto selettiva. Un animale domestico, forse, avrebbe potuto aiutarla e colmare almeno in parte quel vuoto. Poi aveva sempre desiderato averne uno. Quando era bambina pensava che all'uomo fossero state donate le mani per accarezzare, nutrire e prendersi cura degli esseri che abitano il pianeta assieme a lui.


lunedì 4 settembre 2023

Peritas: rassegna stampa

 Sono già diversi i blogger e gli influencer che hanno dedicato uno spazio al mio secondo romanzo, Peritas. 

Parla di noi Buona Lettura.

Qui il post di Battituraamacchina. 

Il post di La bottega dei libri. 

Dreaming Wonderland parla di noi qui: Novità in libreria.

Ecco la segnalazione di Sognare in punta di penna, che trovate qui e la seconda di @AlessandroIIIdiMacedonia, qui (più sotto vi segnalo la prima).

@Laura_libri ha dedicato a Peritas una segnalazione e una recensione positiva:


Ringrazio I Mondi Fantastici di Alessio del Debbio per la segnalazione, a questa pagina. 

La prima citazione di Peritas, che prende il titolo dal cane appartenuto ad Alessandro Magno, non poteva altro che arrivare dall'account Facebook Alessandro III di Macedonia - Alexander the Great & Hellenism, che ha condiviso la mia cover reveal. Ringrazio tantissimo per lo spazio che hanno voluto dedicarmi:

sabato 22 luglio 2023

Peritas

 Ci siamo, finalmente! E' uscito su Amazon e sui principali store online (tra cui IBS, La Feltrinelli e Mondadori) il mio secondo libro, Peritas. Qualche spoiler nei giorni scorsi è uscito in questo blog e sui social: il post sulla stella degli Argeadi, la rubrica Caratteri e Impronte sulla letteratura e gli animali, un contenuto sulla mostra di Alessandro Magno a Napoli, uno sul musicista Giuseppe Tartini e uno sulla celebrazione di San Marco a Venezia. Si tratta di tutti elementi che in un modo o nell'altro hanno a che fare col nuovo testo.

Peritas è un romanzo fantasy, o meglio fantastico, che unisce diversi fattori: personaggi storici e storia antica, profezie, archeologia, elementi esoterici, simboli arcaici e molto altro ancora. Il filo conduttore è la figura del cane Peritas, assieme al cavallo Bucefalo, uno dei compagni più fidati di Alessandro Magno nelle sue battaglie. Ma con il famoso guerriero macedone, ci sarà un altro personaggio del mondo antico ad essere citato nel volume: si tratta di uno degli Evangelisti.

Ecco, in breve, la trama. 

Un’antiquaria riceve da un amico un dono inconsueto: un reperto in marmo raffigurante la stella degli Argeadi, emblema della famiglia di Alessandro Magno. La donna, appassionata da sempre dalla figura del condottiero, ipotizza che la pietra faccia parte della tomba del macedone e decide di andare alla sua ricerca, recandosi nel luogo dove l’oggetto è stato rinvenuto. Trova però sulla sua strada uno strano individuo che cerca di ostacolarla. Nel suo viaggio, tra antiche profezie e prove che metteranno a rischio la sua vita, ad aiutarla ci saranno gli amici che conoscerà nel suo cammino e un misterioso cane.

Spero di aver attirato la vostra attenzione. Presto vi racconterò altri dettagli!




mercoledì 19 luglio 2023

Alessandro Magno

 Alessandro III di Macedonia, universalmente noto come Alessandro Magno (Pella, 20 o 21 luglio 356 a.C. – Babilonia, 10 o 11 giugno 323 a.C.) è una delle figure più affascinanti della storia antica, tanto - come accaduto a Carlo Magno - da essere diventato protagonista di numerose opere letterarie e leggende, dall'antichità ai giorni nostri. Ve ne parlo oggi, nel giorno della nascita, anche se presunta, che corrisponde a quella del mio compleanno.

Colto, carismatico e deciso, ebbe come precettore in età giovanile Aristotele, e fu re di Macedonia della dinastia degli Argeadi a partire dal 336 a.C., succedendo al padre Filippo II. È considerato uno dei più celebri conquistatori e strateghi della storia: come non rimanerne colpiti e prendere ispirazione per un romanzo o un racconto? L'ho fatto anche io, mettendolo al centro del mio secondo libro. Vi ho già anticipato qualcosa qui: infatti è un reperto con il simbolo della dinastia degli Argeadi che da il via alla storia.

Evito di annoiarvi con informazioni già conosciute (ha conquistato in soli 12 anni un impero sconfinato, ecc...) e vi riporto una poesia dedicata a lui, un bellissimo poemetto di Giovanni Pascoli, in cui il condottiero, arrivato ormai all'Oceano Indiano, deve fermare i suoi passi e la sua instancabile ricerca: una visione attualissima e contemporanea, scritta con lo stile inimitabile del poeta. Fa parte di questa poesia anche un verso che mi è particolarmente caro e che ha riportato anche mia madre nelle memorie che mi ha lasciato quando stava per andare via: "Il sogno è l'infinita ombra del vero".


Giovanni Pascoli, Alexandros

I

— Giungemmo: è il Fine. O sacro Araldo, squilla!

Non altra terra se non là, nell’aria,

quella che in mezzo del brocchier vi brilla,


o Pezetèri: errante e solitaria

terra, inaccessa. Dall’ultima sponda

vedete là, mistofori di Caria,


l’ultimo fiume Oceano senz’onda.

O venuti dall’Haemo e dal Carmelo,

ecco, la terra sfuma e si profonda


dentro la notte fulgida del cielo.


II


Fiumane che passai! voi la foresta

immota nella chiara acqua portate,

portate il cupo mormorìo, che resta.


Montagne che varcai! dopo varcate,

sì grande spazio di su voi non pare,

che maggior prima non lo invidïate.


Azzurri, come il cielo, come il mare,

o monti! o fiumi! era miglior pensiero

ristare, non guardare oltre, sognare:


il sogno è l’infinita ombra del Vero.


III


Oh! più felice, quanto più cammino

m’era d’innanzi; quanto più cimenti,

quanto più dubbi, quanto più destino!


Ad Isso, quando divampava ai vènti

notturno il campo, con le mille schiere,

e i carri oscuri e gl’infiniti armenti.


A Pella! quando nelle lunghe sere

inseguivamo, o mio Capo di toro,

il sole; il sole che tra selve nere,


sempre più lungi, ardea come un tesoro.


IV


Figlio d’Amynta! io non sapea di meta

allor che mossi. Un nomo di tra le are

intonava Timotheo, l’auleta:


soffio possente d’un fatale andare,

oltre la morte; e m’è nel cuor, presente

come in conchiglia murmure di mare.


O squillo acuto, o spirito possente,

che passi in alto e gridi, che ti segua!

ma questo è il Fine, è l’Oceano, il Niente...


e il canto passa ed oltre noi dilegua. -


V


E così, piange, poi che giunse anelo:

piange dall’occhio nero come morte;

piange dall’occhio azzurro come cielo.


Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)

nell’occhio nero lo sperar, più vano;

nell’occhio azzurro il desiar, più forte.


Egli ode belve fremere lontano,

egli ode forze incognite, incessanti,

passargli a fronte nell’immenso piano,


come trotto di mandre d’elefanti.


VI


In tanto nell’Epiro aspra e montana

filano le sue vergini sorelle

pel dolce Assente la milesia lana.


A tarda notte, tra le industri ancelle,

torcono il fuso con le ceree dita;

e il vento passa e passano le stelle.


Olympiàs in un sogno smarrita

ascolta il lungo favellìo d’un fonte,

ascolta nella cava ombra infinita


le grandi quercie bisbigliar sul monte.

mercoledì 12 luglio 2023

Il sole di Verghina o stella degli Argeadi

 Il lavoro sul mio secondo libro si è intensificato e spero di raccontarvi presto qualcosa di più. Intanto vi anticipo un piccolo spoiler. 

La trama prenderà il via da un reperto archeologico con un particolare simbolo: quello del Sole di Verghina o stella argeade, nella sua versione a otto punte.

Si tratta di un emblema ampiamente discusso, famoso negli anni scorsi soprattutto per essere stato ritrovato nel 1977 dal Professore Manolis Andronikos durante gli scavi a Verghina sul sarcofago d’oro in cui era custodito il corpo attribuito a Filippo II Re di Macedonia. In seguito fu al centro di una lunga disputa tra la Grecia e la Macedonia. La figura è presente in ogni caso anche su altri oggetti tra cui una lastra custodita nella chiesa di Sant'Apollonia a Venezia.

Si tratta di un sole stilizzato per lo più a 16 raggi, ma ritrovato anche con 8 o 12, sulla cui interpretazione si sono avanzate diverse ipotesi. Tra queste quella che lo vede come simbolo della dinastia degli Argeadi, ossia di Alessandro Magno, ipotesi che seguo nel testo. Per altri ha un significato religioso, altri ancora lo vedono come semplice elemento decorativo. 

Secondo alcune interpretazioni, per gli antichi greci, i raggi del sole di Verghina rappresenterebbero la totalità dei quattro elementi insieme ai 12 principali dei dell'Olimpo. 



lunedì 30 gennaio 2023

31 gennaio dell'828, giunge a Venezia il corpo di San Marco

Il 31 gennaio si celebrava, nella Repubblica di Venezia, l'arrivo del corpo di San Marco, giunto nella città lagunare dopo una vicenda avventurosa avvenuta nell'anno 828.

Dalla sua morte fino a quel momento il Santo era sepolto ad Alessandria d'Egitto, che dopo diverse vicissitudini era caduta in mano degli Arabi.

Nell'828, secondo la tradizione, diverse navi veneziane approdarono nella città fondata da Alessandro Magno contravvenendo ai decreti dell'imperatore bizantino Leone V l'Armeno e dal doge Giustiniano Partecipazio, che proibivano il commercio con gli arabi. A bordo si trovavano i tribuni Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, mercanti e devoti al Santo, che ogni giorno si recavano nella chiesa dove era seppellito il corpo dell'Evangelista, vicino al porto, per venerarlo. Entrarono così in amicizia con i custodi del tempio. In quel tempo, il califfo abasside Mamum aveva instaurato l'usanza di spogliare le chiese cristiane per costruire delle moschee e tra i cristiani serpeggiava il timore di veder distrutti i loro luoghi di culto e le reliquie che custodivano. Fu così che i due mercanti proposero ai due alessandrini di trafugare il corpo del Santo per traslarlo a Venezia. 

I due religiosi, dopo alcuni diverbi, acconsentono. Il corpo del Santo viene  imbarcato sotto gli occhi degli arabi con uno stratagemma: la cesta che lo contiene viene riempita di foglie di cavoli e di altri ortaggi e di carne suina alla cui vista essi si allontanano. Il prezioso carico, dopo un viaggio avventuroso che la leggenda riporta essere pieno di miracoli arriva nella città lagunare. 


Per ospitare le reliquie dell'Evangelista viene costruita nel secoli successivi la Basilica di San Marco.

La storia del trafugamento è narrata nei dettagli da Martino Da Canal ne “Les estories de Venise”.

Nell’antica Repubblica di Venezia, durante l’anno, erano quattro giorni dedicati a San Marco: oltre al 31 gennaio dies translationis corporis, il 25 aprile festa di San Marco Evangelista, ricorrenza del martirio, il 25 giugno commemorazione dell’apparizione di San Marco, nel 1094, dogante Vitale Falier, nel luogo della Basilica in cui le reliquie del Santo erano state occultate e l’8 ottobre, giorno dedicato alla commemorazione della consacrazione della chiesa di San Marco.

Perché vi racconto questa storia? Lo scoprirete presto!

Il Morgante di Luigi Pulci

 Dopo un sacco di tempo, eccomi finalmente a raccontarvi una delle mie ultime letture... una rilettura, per la verità. Si tratta di un libro...