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venerdì 1 settembre 2023

Turpino e la Chanson de Roland

 Turpino (VIII secolo – 2 settembre 800), è stato un arcivescovo franco, nominato arcivescovo di Reims nel 771 da Carlo Magno. Come tale, aveva il compito di incoronare tutti i sovrani franchi ed era quindi una figura molto importante ed autorevole, sebbene di lui non siano rimaste molte notizie biografiche.

Secondo la leggenda, il re portò con sé il religioso nella spedizione in Spagna del 778, in cui si tenne la famosa battaglia di Roncisvalle, in cui trovò la morte Orlando, anche se, nelle cronache della campagna, la presenza di Turpino non è attestata.

L'arcivescovo è stato, inoltre, a lungo indicato come autore della Chanson de Roland, e viene segnalato come tale anche nei poemi italiani, Morgante, Orlando Innamorato e Orlando Furioso, dove ha la doppia veste di scrittore, spesso contraddetto dagli altri autori, e personaggio. 

Nella Chanson de Roland, Turpino è l'archetipo del chierico votato alla battaglia, perfettamente inserito nello spirito della crociata del secolo XI, e nell'opera muore a Roncisvalle, sopravvive invece secondo la Historia Karoli Magni et Rotholandi (a lungo attribuita allo stesso Turpino). 

Il poema epico, appartenente alla tradizione della Chanson de Geste dei trovieri, è datato, in realtà, intorno all’XI secolo ed è spesso attribuito a un religioso chiamato Turoldo, anche se anche questa attribuzione non è certa.

In epoca rinascimentale si pensava che il poema fosse di Turpino, vissuto nell’VIII secolo, e fosse stato pubblicato postumo ben tre secoli dopo la sua stesura.

Ecco il nostro Turpino nel penultimo canto del Morgante di Pulci in cui si narra la battaglia di Roncisvalle e nel proemio dell'Orlando Innamorato.



In questa ottava del poema di Pulci è riportato come fonte:

Orlando, sendo spirato il marchese,

     parvegli tanto solo esser rimaso

     che di sonar per partito pur prese,

     acciò che Carlo sentissi il suo caso;

     e sonò tanto forte che lo intese,

     e ’l sangue uscì per la bocca e pel naso,

     dice Turpino, e che il corno si fésse

     la terza volta ch’a bocca sel messe.


Poco più sotto eccolo in scena come personaggio:


Or qui incomincian le pietose note!

     Orlando essendo in terra ginocchione,

     bagnate tutte di pianto le gote,

     domandava a Turpino remissione;

     e cominciò con parole devote

     a dirgli in atto di confessïone

     tutte sue colpe e chieder penitenzia,

     ché facea di tre cose conscïenzia.


Infine, le prime strofe dell'Orlando Innamorato di Boiardo.


Signori e cavallier che ve adunati

     Per odir cose dilettose e nove,

     Stati attenti e quïeti, ed ascoltati

     La bella istoria che ’l mio canto muove;

     E vedereti i gesti smisurati,

     L’alta fatica e le mirabil prove

     Che fece il franco Orlando per amore

     Nel tempo del re Carlo imperatore.


Non vi par già, signor, meraviglioso

     Odir cantar de Orlando inamorato,

     Ché qualunche nel mondo è più orgoglioso,

     È da Amor vinto, al tutto subiugato;

     Né forte braccio, né ardire animoso,

     Né scudo o maglia, né brando affilato,

     Né altra possanza può mai far diffesa,

     Che al fin non sia da Amor battuta e presa.


Questa novella è nota a poca gente,

     Perché Turpino istesso la nascose,

     Credendo forse a quel conte valente

     Esser le sue scritture dispettose,

     Poi che contra ad Amor pur fu perdente

     Colui che vinse tutte l’altre cose:

     Dico di Orlando, il cavalliero adatto.

     Non più parole ormai, veniamo al fatto.


La vera istoria di Turpin ragiona

     Che regnava in la terra de orïente,

     Di là da l’India, un gran re di corona,

     Di stato e de ricchezze sì potente

     E sì gagliardo de la sua persona,

     Che tutto il mondo stimava nïente:

     Gradasso nome avea quello amirante,

     Che ha cor di drago e membra di gigante.


lunedì 14 agosto 2023

Luigi Pulci e Il Morgante

 Nel giorno della battaglia di Roncisvalle che ha descritto con toni epici nella sua opera principale, è nato a Firenze, il 15 agosto del 1432, Luigi Pulci, poeta italiano famoso soprattutto per il Morgante.

Il Morgante, indubbiamente il capolavoro di questo scrittore, è uno dei poemi più singolari della letteratura italiana, dato il tono giocoso e le avventure mirabolanti di alcuni personaggi, Morgante, il gigante buono armato del battaglio di una campagna, e Margutte in primis. Si tratta di un poema epico-cavalleresco, a volte definito poema eroicomico, in ottave, suddiviso in cantari, che recupera la materia del ciclo carolingio. Il titolo deriva dal nome del suo personaggio più popolare, un gigante che Orlando converte alla fede cristiana e le cui avventure costituiscono gran parte della trama. Uscì nel 1478 in 23 cantàri e nel 1483, nell'edizione definitiva, in 28 cantari. Gli ultimi cinque canti dell'edizione del 1483 hanno uno stile molto diverso dalla prima parte del poema e narrano la morte di Orlando a Roncisvalle.

La trama è ricca di colpi di scena, con l'opera caratterizzata da una gran fantasia animata da spirito burlesco, talvolta spregiudicato, espresso in un linguaggio pungente, tipico dei cantari popolari, ossia componimenti cavallereschi del '400 e '500 accompagnati dalla musica e destinati ad un'esecuzione in pubblico.

I personaggi del ciclo carolingio di fatto vengono completamenti trasformati, comportandosi spesso da furfanti, in preda alle più intese passioni corporee. C’è poi Morgante, un gigante buono, che dà il titolo al poema, scudiero di Orlando che viene presentato come un Ercole dalla forza smisurata. Con lui, il mezzogigante Margutte, una figura paradossale che si presenta come peccatore incallito e che dichiara un bizzarro “credo” culinario, in cui sono presenti diversi elementi blasfemi. Astuto e maligno dalle membra "strane, orride e brutte", presentatosi a Morgante vantandosi di tutte le sue bravure, viene da costui assunto come scudiero.

La morte di Margutte avviene in modo paradossale in maniera conforme al suo personaggio (ve ne parlo qui). La sua morte precede di poco quella di Morgante, che verrà morso da un granchio mentre guada un fiume, ma diverso sarà il loro destino ultraterreno (Morgante finirà in Cielo, Margutte all'inferno).

Il Morgante fu iniziato per sollecitazione di Lucrezia Tornabuoni (madre di Lorenzo il Magnifico): ella avrebbe desiderato dal Pulci un poema cavalleresco, in linea con la tendenza alla rifeudalizzazione che in quel tempo era presente in Firenze. Il poeta invece dimentica ben presto l'impegno affidatogli e lascia spazio per larga parte dell'opera a toni comici.


Ecco l'inizio del poema:


In principio era il Verbo appresso a Dio,

     Ed era Iddio il Verbo, e il Verbo Lui1:

     Quest'era nel principio, al parer mio,

     E nulla si può far sanza costui:

     Però, giusto Signor, benigno e pio,

     Mandami solo un degli Angeli tui,

     Che m’accompagni, e rechimi a memoria

     Una famosa, antica e degna storia.


 E tu, Vergine, figlia, e madre, e sposa

     Di quel Signor, che ti dette la chiave

     Del cielo, e dell’abisso, e d’ogni cosa;

     Quel dì che Gabriel tuo ti disse Ave;

     Perchè tu se’ de’ tuoi servi pietosa,

     Con dolce rime e stil grato e soave

     Aiuta i versi miei benignamente,

     E ’nsino al fine allumina la mente.


 Era nel tempo quando Filomena

     Con la sorella si lamenta e plora,

     Che si ricorda di sua antica pena,

     E pe’ boschetti le ninfe innamora;

     E Febo il carro temperato mena,

     Chè ’l suo Fetonte l’ammaestra ancora;

     Ed appariva appunto all’orizzonte,

     Tal che Titon si graffiava la fronte:


 Quand’io varai la mia barchetta, prima

     Per ubbidir chi sempre ubbidir debbe

     La mente, e faticarsi in prosa e in rima,

     E del mio Carlo imperador m’increbbe;

     Che so quanti la penna ha posto in cima,

     Che tutti la sua gloria prevarrebbe:

     È stata questa istoria, a quel ch’ i’ veggio,

     Di Carlo male intesa, e scritta peggio.


La battaglia di Roncisvalle

 Il 15 di agosto ricorre l'anniversario di una delle battaglie più famose della storia, non tanto per l'importanza che ha avuto a livello strategico quanto per i risvolti che ha avuto nei secoli successivi nella letteratura europea. Si tratta della battaglia di Roncisvalle del 778 che ha visto la morte del celebre guerriero Rolando o Orlando, protagonista di numerose opere tra cui la Chanson de Roland e i poemi epico-cavallereschi come il Morgante di Luigi Pulci, L'Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo e L'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

La battaglia si inserisce nelle operazioni militari con cui Carlo Magno cercò di ampliare il suo impero.  

Lo scontro fu un episodio bellico anomalo, amplificato in Occidente dalle chansons des gestes composte in langue d'oïl dai trovieri e in langue d'oc dai trovatori, anche se all'iter creativo del genere letterario dettero comunque il loro apporto anche giullari, giocolieri e uomini di cultura, che eternarono così sia il mito di un grande sovrano che espressamente si richiamava ai valori della fede cristiana e che se ne proclamava come autorevole difensore, sia il mito dell'eroe impavido (Orlando) e del traditore (Gano di Maganza).

Il fatto si svolse in appendice al fallito tentativo del re franco di proporsi come difensore dei cristiani spagnoli, che vivevano sotto il giogo politico degli emiri musulmani omayyadi di al-Andalus.

Secondo un'ipotesi, Carlo Magno potrebbe aver risposto all'invito di qualche esponente musulmano che, potrebbe aver invitato il futuro Imperatore del Sacro Romano Impero ad affacciarsi nella Penisola iberica per disfarsi di qualche nemico politico. Attraversati i Pirenei nella primavera del 778, Carlo conquistò Pamplona e Barcellona, quindi, vista la mancata attuazione della promessa fattagli dal Wālī di Saragozza di aprirgli le porte della città, assediò Saragozza.

Alla notizia di un'insurrezione dei Sassoni, da poco sottomessi, Carlo abbandonò il campo e si mise di nuovo in marcia per rientrare in patria, lasciando Orlando e la guardia reale con il bottino ottenuto durante la campagna militare. Durante il ritorno valicò col suo esercito le gole pirenaiche di Roncisvalle, dove vivevano popolazioni basche. I Baschi, solo in parte cristiani, desideravano avere buoni rapporti anche coi vicini musulmani. I Baschi, al suo arrivo, fecero atto di omaggio al re franco, ma poi aggredirono la sua retroguardia, annientandola, e ne depredarono gli averi e i carriaggi. 

Riporto uno dei momenti più drammatici dello scontro, Orlando che suona l'olifante, nella versione del Pulci e della Chancon de Roland e a seguire la morte di Orlando in quest'ultima.



Orlando suona l'Olifante, Il Morgante di Pulci

Orlando, sendo spirato il marchese,

parvegli tanto solo esser rimaso

che di sonar per partito pur prese,

acciò che Carlo sentissi il suo caso;

e sonò tanto forte che lo intese,

e ’l sangue uscì per la bocca e pel naso,

dice Turpino, e che il corno si fésse

la terza volta ch’a bocca sel messe.


Orlando suona l'Olifante, da La Chanson de Roland (trad. di S. Pellegrini, UTET, Torino, 1953)


Il conte Rolando vede il massacro dei suoi compagni.

[…]

Così disse Rolando: “Suonerò l’olifante e lo

sentirà Carlo, che sta passando i valichi. Vi

assicuro che subito torneranno indietro i Franchi.”

Rolando porta l’olifante alla bocca;

vi soffia bene dentro e lo suona con forza.

Alti sono i monti e il suono va molto lontano;

a 100 chilometri lo sentirono.

Carlo lo udì e così anche il suo esercito.

Così dice il re: “I nostri uomini stanno combattendo”.

Gano gli rispose: “Se lo dicesse qualcun altro sembrerebbe uno scherzo”.

Il conte Rolando suona l’olifante con pena,

affanno e gran dolore:

dalla sua bocca esce sangue vivo;

il suo cervello sta scoppiando dalle tempie per

lo sforzo. La potenza de corno è enorme:

Carlo lo sente dai valichi dei monti; il duca

Namo lo sentì; e lo udirono anche i Franchi.

Il conte Rolando ha la bocca sanguinante;

le sue tempie si sono rotte;

suona con dolore e pena l’olifante.

Carlo e i suoi francesi lo sentono.

Così disse il re: “Quel corno ha un suono

lungo!” Risponde il duca Namo: “Un guerriero

si sta sforzando per suonarlo”.

Presumo che vi sia una battaglia in corso.

Gano, che chiede di non preoccuparvi del

suono, vi ha tradito.


La morte di Orlando  da La Chanson de Roland


Lo sente Orlando che la morte l’afferra,

giù dalla testa fin sul cuore gli scende.

Fin sotto un pino se n’è andato correndo,

sull’erba verde ci si è accanto disteso,

la spada e il corno sotto sé si mette.

Volta ha la testa alla pagana gente,

e così ha fatto perché vuole davvero

che dica Carlo e con lui la sua gente

che morì il nobile conte da vincitore.

Confessa le sue colpe ripetutamente,

per i peccati in pegno offre a Dio il guanto.


Lo sente Orlando che il suo tempo è finito,                           

volto alla Spagna è in cima a un poggio aguzzo;

con una mano  il petto s’è battuto:

«Mea culpa, Dio!, verso le tue virtù,

dei miei peccati, dei grandi e dei minori

che ho commesso da quando venni al mondo

fino ad oggi, che qui son stato preso!».

Il guanto destro perciò ha teso a Dio,

angeli scendono giù dal cielo a lui.


Il conte Orlando giace sotto un pino,

verso la Spagna tiene volto il viso.

Di molte cose gli ritorna alla mente,

di tante terre quante ne prese il prode,

la dolce Francia, quelli del suo lignaggio,

Carlomagno che l’allevò, suo signore;

non può impedirsi di sospirare e piangere.

Ma non si vuole dimenticare di sé,

confessa le sue colpe, chiede a Dio pietà:

«Vero Padre, che non hai mai mentito,

san Lazzaro da morte risuscitasti,

e Daniele dai leoni salvasti,

a me l’anima salva da tutti i pericoli

dei miei peccati quanti ne ho fatti in vita!».

Il guanto destro porge in pegno a Dio:

San Gabriele dalla sua mano l’ha preso.

Sopra il braccio si tiene il capo chino,

le mani giunte è arrivato alla fine.

Dio gli manda il suo angelo Cherubino

e San Michele del mare del Pericolo;

insieme a loro viene lì san Gabriele,

portan del conte l’anima in paradiso.


Il Morgante di Luigi Pulci

 Dopo un sacco di tempo, eccomi finalmente a raccontarvi una delle mie ultime letture... una rilettura, per la verità. Si tratta di un libro...