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martedì 12 novembre 2024

Lo specchio di Giano, i luoghi

Dopo avervi parlato delle tipologie dei personaggi del romanzo fantasy ispirato agli Etruschi, "Lo specchio di Giano", vorrei parlarvi dei luoghi in cui è ambientata la vicenda. Vestres, Medhelan, Ianua e quasi tutti gli altri paesi e posti citati nel libro, sono in realtà luoghi reali, a cui ho dato nomi di fantasia o di cui ho ripreso il nome antico. Si affacciano, così, nelle pagine dell'eBook, diversi borghi della Liguria, come Vestres che rappresenta il Paese in cui sono nata, della Toscana, luogo di origine di parte della mia famiglia, Milano, la Pianura Padana e l'Appennino Ligure, tra quelli citati più spesso. 

Uno dei passi più significativi ha come scenario quello del Castello della Pietra di Vobbia, di cui vengono anche riprese le leggende che lo vedono come protagonista. E' per me un luogo ricco di fascino e magia. Se passate da Vobbia, fate un salto a visitarlo! (Qui trovate le informazioni)


Ecco la descrizione del Castello nelle parole della strega Saberia: 

“La Rocca della Pietra fu costruita dagli antichi Ligi, secoli e secoli fa, a difesa di questa valle e come torre che permettesse attraverso i fuochi di inviare i messaggi da un luogo all'altro del regno. Quel popolo scelse, quindi, per l’edificio un luogo che doveva renderlo inespugnabile: lo eressero in mezzo a due costoni di roccia che svettavano alti sopra le altre cime della valle del Falco, dotandolo di cisterne per raccogliere l'acqua piovana e spazio per le provviste di cibo e per i cavalli. Resistette alle catastrofi che furono scatenate durante lo Scontro degli Eterni ma un incendio, durante il conflitto, distrusse il bosco e un terremoto fece crollare la strada che lo collegava alla valle, rendendolo quasi irraggiungibile. Essendo ormai questa terra un cumulo di cenere, i Ligi dovettero andare via". 

"Alla fine della guerra, Maris pose in questa regione l'accesso al regno dei Morti, muovendo e spostando la terra in modo da renderlo remoto ai mortali. Soltanto le anime dei defunti possono giungervi, guidati dalle farfalle, essendosi persi quasi tutti i demoni psicopompi. Il Castello, che aveva resistito alla distruzione, diventò il luogo d'amore tra il dio reggente e il demone perduto. Si racconta che Culsu si posasse in cima al costone più alto e da lì ammirasse tutta la valle, il fiume che correva veloce nel suo letto ripido e da lì si lanciasse in volo, in picchiata, per poi risalire sfruttando il vento e lasciandosi portare dalle ali su tutta la catena, velocissima, ammirata e adorata dagli uomini. Quando Culsu fu scacciata, non si sa dove, la rocca divenne un luogo tra il sacro e il maledetto: Maris la diede in custodia ad Angizia, che lo aveva supportato nella lotta, rendendola la sua guardiana, con il compito di vegliare sull'intera regione che circonda Tufulta, e lasciar passare soltanto i mortali degni di arrivare all'antro del regno dei morti. Oltre non si può andare”.

 

lunedì 14 ottobre 2024

Giano, i confini, i limiti e i momenti di passaggio

 Vi ho introdotto le tipologie di personaggi che si possono incontrare nel testo e i luoghi in cui è ambientato il romanzo fantasy di ispirazione etrusca "Lo specchio di Giano". Ma non vi ho ancora descritto il protagonista del titolo e della copertina, il dio Giano, chiamato dagli etruschi Culsans.

Pur non essendo uno dei caratteri principali, il dio, che nel volume è il creatore dell'universo, assieme a Northia, la capricciosa dea del destino, avrà un grande ruolo nella vicenda.

Si parla molto nel testo di confini, limiti, inizi, momenti di passaggio: era questo che il dio proteggeva secondo gli antichi etruschi, romani e italici. Per questo è raffigurato con due volti, poiché e capace di guardare passato e futuro. Si tratta certamente di una delle divinità più affascinanti dell'universo latino.


Ecco il primo passo in cui si parla di Giano e della creazione dell'Universo:

“Una marea informe in un lento movimento, un fiume di materia amorfa che scorreva in uno spazio infinito e senza tempo: questo c'era al principio, quando esistevano solo gli eterni Northia, la dea del fato, che tutto comanda e tutto decide, e Giano, il padre di tutte le cose. La capricciosa e fatale dea decise in un punto di dare a quella massa un senso e le impresse un altro corso, impetuoso e vorticoso: fu da questo movimento che i diversi elementi si divisero, per poi riunirsi e mescolarsi, dando origine alle cose e al tempo. Giano, chiamato Culsans dal popolo dei Rasna, prima rimproverò Northia per la sua volubilità, poi vide che quello che si stava creando era buono e decise di procedere alla sua costituzione quando la dea, molto presto, si stufò del suo progetto. Il dio plasmò il Sole e tutti gli astri e i pianeti, poi arrivò alla Terra, che dotò di un satellite che la illuminasse anche durante la notte, di un centro di fuoco, una copertura di rocce e un'immensa quantità di acqua. Studiò, quindi, i movimenti che questi  corpi celesti dovevano compiere per mantenere il proprio vigore e la propria bellezza. Il nostro mondo fu quindi vestito da un manto di piante, per essere ancora più rigoglioso, un manto che cambiasse il suo aspetto a seconda delle diverse stagioni. Ma per controllare che ogni cosa stesse al suo posto e non si guastasse il tutto, c'era bisogno di una grande e continua attenzione da parte del dio. Fu così che Giano forgiò dalla polvere che vola libera nel cosmo altri eterni, che furono poi chiamati dei  Proteroi o  Primigeni e che prendono nomi diversi presso i differenti popoli: Satres fu chiamato a gestire il tempo, Semia la terra, Sethlans il fuoco, Thesan il movimento degli astri, Tinia il cielo e l'aria, Uni la vita e la fertilità, Nethuns  l'acqua. Questi i nomi degli immortali presso i Rasna.

La terra così bella e fiorita, con frutti e prodotti che nascevano in ogni dove, non aveva però abitanti che potessero goderne. Giano, dalle rocce e dall'acqua, dal legno, dall'aria e dal fuoco e da ogni altro elemento, forgiò gli animali, innumerevoli esseri che presero a correre nei prati e a nuotare nell'acqua, a volare nell'aria e a salire sugli alberi, fino alla loro morte, in cui il loro corpo tornava ad essere materia per dar vita ad un altro  vivente e la loro anima diventava libera dal mondo sensibile. Tinia, guardando quegli animali che, felici, dimoravano il mondo, volle creare anche dei mortali speciali, che fossero simili agli dei, in modo che gli eterni avessero sulla terra una loro controparte capace di costruire, creare e riflettere. Questi sarebbero stati legati indissolubilmente agli dei e sarebbero stati i loro prediletti: gli immortali, Viaggiatori del Tempo, li avrebbero protetti da pericoli e avversità e favorito chi li avesse onorati e rispettati; mentre i mortali, Passeggeri nel mondo, con la loro devozione avrebbero aumentato il potere dell'uno e dell'altro dio a seconda dell'intensità della loro fede verso di lui. Questi animali erano gli umani, divisi in diverse classi, a seconda delle loro inclinazioni: gli uomini, intelligenti e operosi; i Fauni, legati alla sfera delle selve; i diversi tipi di Streghe, da cui cominciò a diffondersi nel mondo la magia; i Centimani e i Ciclopi, noti per la loro forza, i Pigmei, i Blemmi, le Gorgadi, le Sirene e i Tritoni, che abitavano i mari, e tutti gli altri.

L'universo, così, fu completo e retto dalla sapienza degli dei ma sempre piegato al volere di Northia”.


martedì 8 ottobre 2024

Lo specchio di Giano, gli dei e i demoni

 Dei capricciosi, volubili e a volte crudeli, decadenti o vendicativi: sono questi gli immortali del fantasy "Lo specchio di Giano". Oltre al dio bifronte, gli immortali presenti nel volume sono numerosissimi e sono ripresi per lo più dalla cultura etrusca ma non solo. Accanto a Aplu, Turan, Nethuns, Manth, Voltumna e molti altri, ci sono anche altri dei romani o italici come Vesta e Angizia ma anche dei di altre culture antiche come Belanu. Il dio reggente, Maris, invece,  una divinità etrusca minore di cui si sa poco. Ho scelto il suo nome perché mi dava l'occasione di forgiare un personaggio più moderno e più combattuto. 

Come in ogni fantasy che si rispetti, non può mancare una nutrita schiera di demoni, mostri e spiriti, soprattutto infernali ma mi fermo qui per non "spoilerare" troppo.

Per caratteri e le descrizioni degli immortali ho guardato soprattutto agli dei descritti nei grandi classici della letteratura antica, "contaminati" da accenti più contemporanei o spunti provenienti da fonti di diverso genere a cui si rifà anche il topos del concilio degli dei, a cui ho voluto aggiungere un po' di ironia.

Eccone un passo:

“Se sappiamo dove è Esclulapio abbiamo un elemento importante per intavolare una trattativa con Aplu. Visto che noi non riusciamo a scovarlo in nessun modo, dobbiamo chiedere agli uomini un aiuto per capire dove si trova. Qualcuno di noi deve manifestarsi ai mortali”, ordinò il reggente.

“Uhhh”, dissero gli altri in coro, trasalendo.

“Io no, Maris, l'ultima volta che l'ho fatto si è creato un equivoco che ha quasi portato a una guerra”, rispose Manth.

“Io ho quasi fatto morire il sacerdote che ha raccolto il mio messaggio”, affermò Turms.

“Non puoi andare tu, per una cosa così importante, Maris?” chiese Evan.

“Le leggi stabilite vogliono che il dio reggente si debba interfacciare con l'Aruth ma non me la sento di fidarmi di lui, visto che sta combattendo per il suo Regno ma soprattutto per sé. Eviterò di mandargli segnali per il momento”, rispose Maris.

“Secondo me, dobbiamo coinvolgere maggiormente l'autorità civile di Vestres. Il rector Mocezio ha sempre dato prova di correttezza sia verso gli uomini, sia verso gli dei“, affermò Vesta.

“Sì è vero. - annuì il reggente – Turms, sei tu il nostro messaggero. Dovrai manifestarti a lui ed esporgli la nostra richiesta. Ovviamente, cerca di non ucciderlo!”.

Il dio dai calzari alati acconsentì con un sospiro.

Il libro è disponibile online e in libreria.







martedì 24 gennaio 2023

Laverna, la dea dei ladri

Ogni categoria di persone nell'antichità aveva una divinità protettrice: non erano da meno ladri e impostori, che avevano come riferimento la dea Laverna.

Si tratta di una divinità della mitologia romana appartenente al gruppo dei cosiddetti Di indigetes, dei indigeni.

Prima del predominio di Roma, Laverna, infatti, era una antichissima dea italica dell'ombra e della morte, venerata, tra gli altri da Etruschi, Ernici e Marrucini: questo la associa alla successiva Proserpina ed almeno in parte alla greca Ecate. Era una dea così oscura che i suoi templi erano le grotte, dove spesso trovavano rifugio pastori o malfattori. A Roma fu poi associata ai ladri, perdendo i suoi attributi di dea ctonia dell'Oltretomba. Secondo Orazio alla dea si rivolgevano non solo i ladri, ma tutti quelli che volevano tener segreti i loro piani.

Il culto di questa dea era presente soprattutto a Roma con due lucus: un'ara e un boschetto sacri sull'Aventino, presso la porta delle mura serviane che perciò prendeva il suo nome (porta Lavernalis) e un bosco sacro sulla Via Salaria. Laverna era però venerata anche in altre località italiane, soprattutto nel centro della penisola.

Il celebre Santuario Francescano della Verna sorse proprio sopra un luogo di culto della dea Laverna, come attesta questa testimonianza di Padre Salvatore Vitale, un erudito francescano del Seicento:

"Della causa perché questo Sacro Monte fu chiamato Laverna. Questo sacro Monte, per tradizione di memoria antichissima si sa, e per molti Autori, che fu nominato Laverna per un Tempio di Laverna, Dea gentilica di ladroni quivi edificato, e frequentato da molti crassatori e ladri che stavano dentro al folto bosco che lo veste; e spesse, profonde ed orrende caverne e burroni, dove sicuri dimoravano per spogliare e predare li viandanti".

Ecco il brano in cui Plauto racconta con ironia come Laverna sia diventata la protettrice dei ladri: 

" Tra gli Dei e i demoni dei tempi antichi, possano essere sempre favorevoli a noi! Tra di loro c'era una femmina più malvagia di tutti, Laverna. Era una ladra, poco conosciuta dalle altre divinità, che erano oneste e dignitose, perché era raramente in cielo. Stava quasi sempre sulla terra, fra ladri, borseggiatori, e ruffiani, vivendo nell'ombra. 

Un giorno si recò da un sacerdote apparendo come una bellissima sacerdotessa e gli disse: "Hai una tenuta che voglio acquistare. Ho intenzione di costruire su di essa un tempio al Dio. Ti giuro sul mio corpo che te la pagherò entro un anno". 

Il sacerdote le vendette la proprietà, ma presto Laverna aveva venduto tutte le colture, cereali, bestiame, legno e pollame. E il giorno del pagamento Laverna non c'era.

Intanto Laverna andò da un gran signore e comprò il suo palazzo, ben arredato e con ricche terre, e questa volta giurò sulla sua testa di pagare per intero in sei mesi. E fece la stessa cosa che aveva fatto con il sacerdote. 

Allora il sacerdote e il signore si rivolsero agli dei, lamentando di essere stati derubati da una dea. Si capì che si trattava di Laverna, per cui fu chiamata a giudizio dagli immortali.

Quando le chiesero perché avesse rotto il giuramento sul suo corpo fatto al sacerdote, rispose facendo sparire il suo corpo, lasciando visibile solo la testa, dicendo: "Ho giurato sul mio corpo ma io non ho corpo!"

Tutti gli dei risero, poi venne il ricco signore imbrogliato al quale aveva giurato sulla sua testa, ed ella fece sparire la testa mostrando solo il bellissimo corpo: "Ecco io sono Laverna, accusata di essere ladra perché ho giurato sulla mia testa di pagare, ma io non ho testa, per cui non ho mai fatto questo giuramento". 

Gli dei risero, poi le ordinarono di riattaccare il corpo alla testa e di pagare i debiti, cosa che lei fece. Infine, Giove parlò: "Ecco una dea maliziosa senza un adoratore, mentre a Roma ci sono moltissimi ladri, imbroglioni, truffatori, furfanti, abbindolatori e scrocconi, che vivono con l'inganno. Questa brava gente non ha né un tempio né un dio, ed è un gran peccato, perché anche i demoni hanno il loro padrone, quindi, io comando che in futuro Laverna sia la dea di tutti i commercianti disonesti, con tutta la spazzatura e rifiuto della razza umana, che sono stati finora senza un dio o demone, in quanto sono stati troppo spregevoli per l'uno o l'altro". 

Così Laverna divenne la Dea di tutte le persone disoneste. "


Foto di Bradley Dunn su Unsplash

Laverna in "Lo specchio di Giano"

Dea oscura, protettrice dei ladri, adorata non in templi ma in grotte: la figura di questa dea aveva tutte le carte in regola per diventare un personaggio di un romanzo fantasy e mi ha affascinato a tal punto da inserirla tra gli dei di "Lo Specchio di Giano", come protettrice dei Figli dell'Insidia. Ecco un passo che racconta le vicende di Ceisus che arriva nel covo dei seguaci della dea:

" Ceisus fuggì per giorni, con le guardie di tutto il regno sulle sue tracce, in direzione, prima del mare, poi, inseguito, della parte più alta della catena montuosa di Penn, dove i rilievi si fanno aspri e invalicabili. Questo fino a che non arrivò al confine proibito, quello che separava la terra di Volsinii da quella di Hiul, il Regno sacro alla Dea Laverna.

Forse non l'avete nemmeno mai sentita nominare perché si tratta di una divinità sfuggente, che vive nascosta in posti selvaggi e remoti, tra grotte e dirupi rocciosi. Si tratta dell'antica dea dei ladri, degli inganni e dei segreti. Nemica di Maris, è riuscita a sfuggire alla condanna inflitta agli altri dei, non si sa in quale modo, passando i suoi giorni rintanandosi in quel luogo ed accogliendovi criminali e assassini dediti a rituali illeciti e alla magia oscura ma giurando di vendicarsi, prima o poi. Per non farsi trovare e proteggere Laverna, i fedeli della dea, chiamati Figli dell'Insidia, hanno alzato difese e tranelli, magici e fisici, rendendo il loro nascondiglio quasi irraggiungibile. Un gruppo di malfattori celati nell'ombra, mai nominati da chi li conosce e quasi sconosciuti nel mondo, ma che probabilmente celano una potenza grandissima.

Braccato dai suoi inseguitori, Ceisus si trovò a prendere la decisione più importante della sua vita. Era colto, intelligente e abile come pochi ma non aveva molta scelta: così, si addentrò, certamente non senza paura, nella terra di Hiul, lasciando alle spalle il suo promettente futuro tra i Ministri del Destino e il suo tragico amore. I suoi passi lo portarono tra dirupi, grotte oscure, voragini profonde, sempre nell'ombra, dove crescevano muschi e il silenzio era rotto soltanto dal verso di qualche predatore e dal volo degli uccelli che tagliavano l'aria. In quel luogo, si trova una galleria che tanti tentarono di percorrere e attraversare, per combattere contro i Figli dell'Insidia o entrarne a farne parte. In pochi però sono riusciti a passare. E Ceisus fu uno di loro. Si dice che la galleria sia piena di tranelli e trappole e che sia protetta da un'infinita serie di mostri ed esseri malvagi, abitanti dei luoghi senza luce. Si dice anche che sia in grado di arrivare in fondo solo chi, oltre a evitarli e vincerli, con la sua astuzia, entri nelle grazie della dea. Al suo centro la galleria si allarga e qui, in una grande grotta, in cui luccicano colonne calcaree al minimo bagliore, si trova il tempio di Laverna. L'effige della dea è stata raffigurata dai Figli sulle innumerevoli formazioni che uniscono il suolo al soffitto, in mille fogge e in mille espressioni diverse. All'arrivo di un visitatore queste raffigurazioni si animano portando alla mente dello sventurato di turno, tutti i suoi incubi e i suoi rimorsi. Non so quale sete di vendetta e quale forza doveva avere Ceisus per superare quell'ostacolo dopo quello che aveva fatto. In ogni caso, l'uomo passò quella difficile prova e arrivò al covo dei Figli dell'Insidia, stremato ma dal carattere ancora più forte e indomito. "

L'ebook è disponibile su Amazon e su altre piattaforme.


mercoledì 18 gennaio 2023

Il quinto capitolo di Lo Specchio di Giano - La Veggente di Farthan

 Dopo il quarto capitolo, con l'incontro tra Velthur e Tarchun, ecco su Wattpad "La Veggente di Farthan", la quinta parte del romanzo fantasy ispirato agli etruschi "Lo specchio di Giano". 

In questa sezione dell'eBook, disponibile su Amazon e su altre piattaforme, la protagonista Steleth e la sacerdotessa Thanaquil si interrogano sul destino della prima, che secondo i testi sacri, dovrebbe "incarnare" la dea Ecate.


Ecco un passo:

"Secondo il Mysterii Liber sarei Ecate, la dea delle regioni orientali, la regina dei demoni, della notte, della Luna calante, dei morti, della negromanzia, delle terre selvagge e del parto, che aveva il potere vitale su tutti gli elementi, protettrice degli incroci, delle porte e degli accessi. Una delle divinità ctonie più potenti e complesse. La descrizione riportata dal testo coincide: occhi castani con sfumature verdi, fisico statuario e robusto, viso con i lineamenti marcati. Ecate, però, non è mai stata raffigurata con la schiena curva, come anche molti Aisna in cui si è trovata. La dea all'inizio abitò in alcune donne dei Celeni, maghi capaci di permettere al loro popolo di conquistare le terre vicine e costruirsi un piccolo impero. Dopo che l'ultima di queste morì nella battaglia che vide i Celeni sconfitti dai Cafuri, c'è un'interruzione nelle varie trascrizioni del codice e alcune parti non si leggono con chiarezza. Il filo della narrazione riprende a Vestres, con una mia antenata, la mia trisnonna e una mia parente, che morì il giorno in cui io nacqui. Questi tre membri della mia famiglia avevano la gobba, come me. Con queste informazioni lacunose non si può essere sicuri che io sia Ecate. Dall'altra parte, rischio di essere uccisa da eventuali cecchini mandati da Alos per eliminare me e gli altri Aisna. Sono comunque chiamata a sottopormi alla Via del Ritorno Segreto per confermare o meno ciò che è stato tramandato. Inoltre, mi è richiesto di istruire donne e uomini nella realizzazione di cure per le ferite, nell'interpretare il linguaggio degli animali e il mutare degli elementi e anche qualche nozione di magia. Intanto sono lontano dai miei bambini, da mio marito e da mia madre che è malata da tempo. Devo, così, trascurare le persone a cui voglio bene per una teoria basata sull'incertezza”.

lunedì 9 gennaio 2023

Nuovo anno, nuovo inizio!

Con oggi torno alla mia solita quotidianità, con il rientro al lavoro, il ritorno dei bambini a scuola e tutti gli appuntamenti della settimana, che si susseguono sempre con frenesia. 

Il viaggio di Capodanno saltato e la forzata permanenza a casa hanno portato però a una novità che mi ha reso davvero felice: con il nuovo anno si è concretizzato un nuovo progetto. Del resto, il mese di Gennaio prende il suo nome da Giano, custode di tutti i momento di transito, di tutti i passaggi, di tutti gli inizi, di tutte le porte. 

Ho terminato, infatti, la stesura del mio secondo libro!

L'argomento? Non voglio anticipare troppo ma posso dirvi che si tratta sempre di un romanzo fantasy, con trama e ambientazione  completamente diversi da quelli di "Lo specchio di Giano" ma sempre con al centro la classicità. Vi do un piccolo indizio con la foto sotto. Indovinate di cosa si tratta?



lunedì 2 gennaio 2023

Il quarto capitolo di Lo specchio di Giano - Il dio delle montagne

 E' uscito su Wattpad il quarto capitolo del romanzo fantasy ispirato agli etruschi "Lo specchio di Giano". Potete trovarlo qui.

In questa parte dell'eBook, disponibile su Amazon e su altre piattaforme, si svolge l'incontro tra il fauno Velthur, zio di Steleth e Thefri, e il sacerdote Tarchun. Al scetticismo del primo fa da contraltare il tentativo del secondo di proteggere il suo paese con una strategia estrema che a lui si mostra come ormai l'ultima praticabile: quella di risvegliare gli Antichi Dei.



Foto di amu su Unsplash

Ecco l'inizio del brano:

" Davanti ai Ministri del Destino non riusciva a dire nulla. Le parole gli si fermavano in gola e le braccia e le gambe erano immobili, come inchiodate alla sedia. Gli avevano detto che una volta diventato un dio avrebbe dovuto salire sulle montagne, i monti dove si era nascosto e aveva vissuto durante la Guerra dei cinque anni per combattere i nemici del Nord alleati con il Cavaliere Nero, e distruggere ogni cosa per impedire a Aplu di impadronirsene. Vedeva un fiume di acqua piena di grossi grani di sale scendere dalle cime e, mentre il cielo si faceva infuocato, anche quel liquido mutava colore fino a diventare rosso sangue. Forse era proprio sangue? La vista gli si annebbiava e vedeva soltanto gli occhi dei sacerdoti quasi di vetro diventare vuoti.

A quel punto Velthur si svegliò, quasi in preda al panico. Resosi conto che quello era un incubo, si alzò dal suo giaciglio e si preparò per andare all’incontro con Tarchun. Mangiò solo un boccone di pane perché non aveva molto appetito e si sentiva lo stomaco in gola.

Il fauno si diresse al tempio di Maris, e quando fu il suo turno, i Ministri del Destino lo fecero entrare nella stanza sinistra, una delle due a cui era vietato l'accesso al popolo. Velthur fece un cenno di saluto ai sacerdoti e all'Aruth, e si sedette di fronte a loro. Osservava per la prima volta quella parte del luogo sacro in cui non aveva mai potuto entrare e fece caso, più che alla bellezza degli affreschi e delle decorazioni ancora visibili, alle parti rovinate dal tempo e dall'umidità.

“Tu, Velthur, fauno dei boschi, tornerai presto ad essere Penn, dio delle montagne, delle foreste e delle sorgenti boschive”, esordì Tarchun, con solennità, non appena il satiro prese posto davanti ai religiosi, che lo guardavano asettici, senza far trasparire nulla di quello che stavano pensando.

“Questo faccio fatica a crederlo – rispose Velthur, aggressivo -. Ci stai chiedendo di fidarci di te, di intraprendere un percorso importante, ma su cosa di basano queste supposizioni? Su libri vecchi di secoli o sui vaneggiamenti di voi, Ministri del Destino?”.

A queste parole alcuni dei monaci presenti si scossero, quasi scandalizzati.

“La posta in gioco è molto alta, Tarchun. Forse c'è bisogno di un piano un po' più concreto - continuò il vecchio fauno -. Puoi provare in qualche maniera quello che hai detto?”. "

venerdì 30 dicembre 2022

Lo specchio di Giano, le storie dei personaggi e gli etruschi

 Nel post in cui mi sono presentata e ho spiegato il motivo del mio pseudonimo, vi ho accennato al fatto che in "Lo specchio di Giano" sia riassunta in versione fantastica la mia storia e quella dei rappresentanti della mia famiglia, a cui è dedicato il libro. Per questo il nome della protagonista, Steleth, deriva da una parola etrusca che significa “Insieme”. E altre parole di ispirazione etrusca danno il nome ad altri dei personaggi umani principali: Thefri, che significa fratello, Nacna, nonna, e Tatia, zia. Altri caratteri, invece hanno nomi di famose personalità dell'antico popolo italico, da Spurinna a Thanaquil. Holaie, invece, è la versione etrusca del vero nome di mia nonna paterna, Jolanda. 

Essendo un romanzo di fantasia, sono tantissimi, comunque anche i personaggi inventati, per lo più nella parte degli antagonisti: il guerriero Turno, il cui nome è ripreso dall'Eneide ma il cui carattere guarda più al Solimano della Gerusalemme Liberata, il sacerdote Tarchun e il suo nemico Ataris, fino ad arrivare alle due allieve del mago, Erichto e Picatrix (il primo nome riprende la famosa strega della Pharsalia, il secondo dal titolo di un libro sull'occultismo).

Ne è venuto fuori un romanzo corale, in cui, tra i personaggi umani, emergono Steleth e Thefri ma in cui anche gli altri uomini e dei hanno un carattere ben definito e un ruolo preciso nello svolgimento della storia. 


Ma perché gli Etruschi? Perché parte della mia famiglia è originaria di luoghi abitati un tempo da questo antico popolo italico, che mi ha sempre affascinato tantissimo, nonostante non sia mai riuscita ad approfondire in maniera puntuale la loro conoscenza.

Un ultimo accenno a un fatto che mi ha portato alla redazione del volume (e che ha certamente ha contribuito alla sua lunghezza): ho ricevuto da mio padre e mia madre le memorie di entrambi i rami della mia famiglia e nel testo le ho riprodotte adattandole e tagliandole solo in minima parte. Quelle che mi ha lasciato mio padre, sono state redatte da lui sotto la dettatura di sua zia, rappresentata nel libro da Velia. Sarà lei a raccontarle ai nipoti, con una tipica cadenza toscana e un linguaggio popolare. Mia madre me le lasciò quando era molto malata e se ne sarebbe andata pochi mesi dopo. Lessi il manoscritto subito, tra fiumi di lacrime. In "Lo specchio di Giano", racconto quei momenti, con Steleth che a tratti legge il racconto della madre morente.

A breve vi parlerò degli dei!


Ecco, intanto, l'inizio del racconto di Velia, che nella storia reale, inizia prima della prima guerra mondiale: 

“Abbiamo fatto una vita noi altri che non te lo puoi immaginare. Brutta, di stenti, di lavoro di tutto. Non abbiamo avuto tempo per l'intraprendenza: per gran parte della nostra vita siamo stati impegnati a cercare di sopravvivere.

Mia madre Irtma era piccina, avrà avuto 9-10 anni, quando è andata a servire nella grande Città del Giglio. Montetinus era un paese di montagna e non c'erano lavori di quel tipo. I signori di città prendevano le bimbe dai paesi e le abituavano come volevano loro. Un medico ha scritto al rector di Montetinus se gli trova una servetta e il rector gli ha mandato a dire che ce ne sarebbero due. Sono partite con un vestitino di un colore prestabilito e il fazzolettino in mano dicendo che le aspettassero al punto di posta. Da giovani se ne sono poi andate via dal medico perché non ci stavano bene. Irtma e l'altra serva avevano delle amiche che gli hanno segnalato una famiglia di orientali bravissimi. Qui la mia mamma faceva la cuoca e l'altra la serva. Aveva paura di non svegliarsi la mattina e allora dormiva in cucina sotto la tavola, su una coperta. Al mattino si alzava e preparava la colazione poi andava in camera della serva e se la mangiavano tutta poi ognuna faceva i suoi lavori. I padroni le vedevano volentieri tutti e due. Alla sera quando gli davano la libera uscita se ne andavano al teatro.

Mio papà Sabatino c'è andato a 20 anni in miniera. Io, che ero la figlia più grande, lo andavo a trovare. Mi metteva nei carretti e mi portava in galleria. Io ci andavo volentieri. Io e la mamma gli portavamo da mangiare quando eravamo a Montetinus.

Siamo andati via dal nostro Paese quando io avevo 3 o 4 anni. Andavo all'asilo che era dove stava la Demonessa, vicino al bosco dove Irtma prendeva la legna che poi vendeva. Il bosco era intorno a Montetinus poi l'hanno tagliato durante la Grande Guerra per il conflitto. I rami li prendevano le famiglie per i fuochi d'inverno. Il bosco era verso la miniera, sotto il vecchio borgo c'erano i campi coltivati.

Al bosco Irtma si era tagliata il braccio con la marrazza e l'avevano portata a Velathri all'ospedale. Ogni tanto Sabatino mi ci portava. Il dottore voleva tagliarle mezzo braccio perché andava in cancrena. Lei non voleva. Gli ha detto che aveva una famiglia e non poteva fare i lavori senza il braccio. Allora il dottore l'ha presa più in considerazione e le ha pulito tutto il braccio col coltello, gliela ha fasciata e curata e poi è guarita anche se non poteva chiudere le dita del tutto.

Sabatino dopo il turno in miniera andava all'ospedale a Velathri a piedi. Mi portava in camallina, qualche volta. Quando lui era a lavorare, io rimanevo con mia nonna, che al giorno mi metteva a dormire poi quando sapeva che mi svegliavo veniva a prendermi. Non mi trovava perché ero in piazza a giocare con gli altri bambini. “Brutta birbona, mi hai fatto prendere tanta paura che mi sei scappata dal letto”, mi diceva.

Nell'ospedale vicino alla Irtma c'era una bambina di 2-3 anni come me. La sua mamma ce l'aveva portata per farla curare e poi non era più andata a prendersela. Alla Irtma le aveva fatto tanta compassione che l'aveva adottata. Si chiamava Forestina. Io ero gelosa e Sabatino si lamentava perché mi vedeva piangere. Il dottore e la moglie siccome la nonna stava male mi tenevano a dormire da loro e mi mantenevano. Non avevano figli e mi volevano bene. La Forestina è stata adottata da due anziani senza figli che erano ricchi e avevano terreni. I giorni di festa tutti e tre andavano al tempio del paese e andavano a casa dalla Irtma. La bambina quando era in fondo al portone chiamava: “Mamma, mamma”. Irtma volava per le scale poi si abbracciavano e si tenevano strette.

Poi è venuta grande e si è sposata con un uomo cattivo che le ha rubato tutto e andava con tutte le donnacce. Le dava una cattiva vita e poi è morta giovane e senza figli. L'uomo si è dato ai vizi e poco dopo è morto anche lui.

La Forestina scriveva dalla sua casa alla città qui vicino in cui siamo trasferiti a un certo punto. Andavamo a trovare i suoi vecchi quando tornavamo a Montetinus e ci davano di tutto: frutta, vino, olio, carne ecc.

In casa non avevamo acqua e andavamo a lavare ai lavatoi. La mobilia era fatta di cassette. L'abbiamo lasciata lì quando siamo andati a Querceto. Abbiamo portato solo qualche pezzetto. Il trasloco è stato fatto con un asinello o un mulo che trainava un carretto".

L'ebook è disponibile su Amazon e su altre piattaforme.


martedì 27 dicembre 2022

Il terzo capitolo di Lo specchio di Giano - La sirena e il tritone

E' uscito su Wattpad il terzo capitolo del romanzo fantasy ispirato agli etruschi "Lo specchio di Giano". Potete trovarlo qui.


In questa parte dell'eBook, disponibile su Amazon e su altre piattaforme, Thefri, Holaie e Steleth commentano quello che è successo nel capitolo precedente. Qui emergono più nel dettaglio i caratteri dei personaggi:

" Il cielo era terso e le rade nuvole del cielo di fine inverno risplendevano delle sfumature del fuoco, mutando nei colori più scuri con il lento passare del tempo. Rifletteva su quello che era stato detto durante l'incontro con Tarchun. Dopo lo scetticismo iniziale, se da un lato condivideva i timori di sua sorella, che aveva  espresso la paura di abbandonare i suoi cari e la sua famiglia, dall'altro era infervorato dalla possibilità di diventare un dio da lì a poco tempo. Il tutto, però, per combattere, probabilmente, un'altra guerra tra dei. Se avessero perso, quale condanna poteva ricevere questa volta?

“Ogni certezza anche per te è stata spazzata via”.

Thefri si voltò, riconoscendo la voce di Holaie.

“No. Le certezze sono rimaste, nonna. La mia vita, la mia esperienza, i miei luoghi e voi ci siete ancora. Sono solo aumentati i dubbi e le paure. Se Tarchun non è un pazzo ed è vero quello che dice, sta per esserci un grande conflitto che coinvolgerà umani ed eterni.  

Questo porterà, come in passato, cambiamenti indelebili in ogni parte del mondo e forse anche dell'universo, segnando la storia dei mortali, quelli che sopravvivono e quelli che verranno. Da un lato mi alletta l'idea di essere un dio, dall'altro comprendo e condivido anche il punto di vista di Steleth”.

“Siamo chiamati a difendere quello che amiamo, sia da uomini sia da dei. E quello che amiamo è legato a questo stato di cose, in equilibrio precario tra tanti elementi. Credo che siamo tenuti a combattere, sia noi vecchi, sia voi adulti, sia i giovani che erano presenti al tempio, sia in forma mortale sia divina, se davvero ci sarà concesso”.

“Tu sarai chiamata a portare la discordia tra i nemici - sorrise Thefri -. Io ancora non lo so”.

“La discordia... - sospirò Holaie -. Tuo padre e tua zia mi hanno già detto che mi ci vedono nei panni di Ate, che si aggirava invisibile tra gli uomini a riempirli di tracotanza e superbia, in modo da metterli l'uno contro l'altro. Da giovane ne avevo sempre per tutti. Forse te lo hanno già raccontato, ma una volta sono stata anche causa di discordia, perché sono ranga” ".

martedì 20 dicembre 2022

Lo specchio di Giano: streghe, maghi, dei

 Nonostante il titolo, che è un evidente richiamo al mondo classico, "Lo specchio di Giano" è un testo che si inserisce pienamente nel genere fantasy e con esso i suoi personaggi e gli animali mitologici.

Chi possiamo incontrare nelle pagine del libro? 

Accanto agli uomini, ecco streghe e stregoni di diverso genere, caratterizzate dalle influenze dei diversi elementi, fauni e giganti, maghi potenti e lamie. 

Steleth, ad esempio, è una strega di terra, una Arath, con caratteristiche e poteri differenti da quelli del fratello, Thefri, in cui a prevalere è l'elemento dell'acqua. 

E' numerosissima anche la schiera di dei e demoni, per lo più ripresi dalla cultura etrusca, ma non solo. Tra loro, non mancano i caratteri capricciosi degli dei classici. E non manca nemmeno un topos come quello del concilio degli immortali.

La fauna è ricca e variegata, con tantissimi animali ricordati ed elencati che hanno un ruolo di primo piano nello svolgimento della storia: dalla viverna, alla manticora, dai mostri abissali all'idra e alle pirauste. A una speciale cavalletta è affidato il compito da parte degli dei di vigilare sulla protagonista. 


Foto di Timothy Dykes da Unsplash

Qui sotto ecco la descrizione di Vulca, padre di Steleth e Thefri, Holaie e Velia: 

"Più in disparte rispetto alla folla, su un lato della piazza, c'era il padre, Vulca, un Usilth, stregone di aria e di cielo. Nonostante l'età stesse avanzando inesorabile anche per lui, aveva ancora un aspetto piacente: non era molto alto ma aveva un fisico curato, capelli mossi, dalla lunghezza media, con una leggera stempiatura, viso ovale, con gli zigomi leggermente alti, mento stretto con la fossetta, che il viso di Thefri aveva ripreso, naso dalla punta larga che ricordava quello della figlia, la carnagione chiara, quasi bianca, della sua classe, occhi verdi e labbra carnose. 

Si era sempre distinto per la sua eleganza, grazie anche al lavoro e alla dedizione della madre, che confezionava abiti per mestiere, e portava un chitone in lana azzurra, con bordi di tre colori, su cui era appoggiata una tebenna verde scuro con orlo rosso, decorato con motivi a losanghe candide. Stava parlando, mentre passeggiavano lentamente avanti e indietro, proprio con sua madre, Holaie, Arath anziana e claudicante fin dalla nascita con capelli grigi, raccolti in una lunga treccia, viso allungato e un poco rugoso, espressivi occhi scuri, naso sottile e bocca fine, color nocciola, che sorrideva poco. A incorniciarlo gioielli sottili, in filigrana, che riproducevano diversi fiori. La sua lunga tunica era del colore della senape ed era coperta anche sul capo da un pesante mantello glicine. 

Con loro, la sorella maggiore di lei e zia di Vulca, Velia, anch'ella Arath, più alta e robusta rispetto a Holaie, con i capelli grigi raccolti in una crocchia, con il volto ovale ma dalla mascella più pronunciata, gli occhi scuri e larghi, naso  grazioso ma lievemente ossuto e bocca larga, scurissima e sempre sorridente. Il suo chitone era blu intenso con bordi a motivi geometrici di diversi colori mentre il suo mantello era verde e foderato di rosso, con l'orlo cucito con fili d'argento".


Il primo capitolo di Lo Specchio di Giano - Il naufrago

Se volete saperne di più sul mio libro, ho pubblicato il primo capitolo su Wattpad e a breve seguiranno altre parti del testo. Potete leggerlo a questo link


In questa prima pagina, viene introdotto un personaggio secondario ma che comunque avrà un ruolo importante nello svolgimento della trama e le Veggenti di Farthan, le sacerdotesse dedite al culto della dea dell'amore e della guerra, Turan.

Il testo è acquistabile su Amazon o su altre piattaforme. 

lunedì 19 dicembre 2022

Dove trovare il fantasy "Lo specchio di Giano"

 Il romanzo fantasy "Lo specchio di Giano" di Ilia Camilla Muzio non è soltanto disponibile su Amazon! L'eBook è arrivato, infatti su altri canali di vendita. Eccoli: 

Ibs

Kobo

Hoepli

Mondadoristore

Bookrepublic

Casadellibro

Streetlib

24Symbols

Libreriauniversitaria

Media365

Agapea

Barnesandnoble

Ecco un accenno alla vicenda narrata. In un mondo in cui la sorte di dei e uomini è strettamente legata, l’ultimo baluardo dell’antico popolo dei Rasna, un piccolo paese, in cui hanno la loro sede i più importanti templi del mondo, è minacciato dagli attacchi provenienti da una misteriosa isola di sale, costruita da un grande mago. Il sacerdote guida, per difendere il borgo, chiama in aiuto gli Aisna, i Divini, uomini e donne che ospitano in sé gli Antichi Dei, condannati secoli prima a essere prigionieri in corpi mortali. Tra loro, i due fratelli Steleth e Thefri, che con altri membri della loro famiglia, dovranno sottoporsi a diverse prove per tornare alla loro forma originaria e salvare la loro città.

domenica 18 dicembre 2022

Mi presento...

 Ho sempre avuto la passione della scrittura: da ragazza amavo comporre poesie e scrivere vari tipi di opere in prosa. Il mio primo lavoro "finito" è arrivata però con l'età matura, quando il tempo da dedicare alle opere è poco, essendo quasi tutto assorbito da famiglia e lavoro. Ma non poteva essere altrimenti. "Lo specchio di Giano" è il riassunto, in versione fantastica, della mia esperienza e delle persone che mi sono state vicine nel mio percorso. Per questo il nome della protagonista significa “Insieme”. Ma prima di passare, a raccontarvi qualcosa di più sul volume e sui suoi personaggi, vorrei soffermarmi sul mio pseudonimo. Sì, perché ho deciso di tenere separate, essendo una persona riservata, la mia sfera privata e "reale" da quella legata al mondo della fantasia. Ho scelto quindi la firma di Ilia Camilla Muzio: un nome che rimanda all'epoca antica.

Ilia è un altro nome con cui viene chiamata Rea Silvia

Camilla, come tutti sapete, è un'eroina dell'Eneide

Muzio è il nome di una Gens romana e il cognome della mi prozia che nel libro è il personaggio di Tatia

Ecco un estratto del testo che parla di Tatia:

"Era preoccupata per i nipoti. Steleth era sempre angosciata dal peso della situazione e non riusciva ad accettare il suo stato, Thefri era più reattivo ma meno consapevole. Li sentiva troppo fragili e poco propensi a un adattamento a condizioni difficili. Forse l'Arath aveva ragione e la Generazione degli astri, sempre vissuta nel benessere, non era pronta ad affrontare quel momento in cui si prospettava una guerra? Quella mattina Tatia stava preparando teli ricamati, oggetti confezionati con l'uncinetto, abiti realizzati in diverse fogge da portare alle sue allieve. Lo faceva lentamente, cercando a tentoni nel cassetto, affidandosi solamente al tatto. Apriva ogni capo o ogni oggetto, analizzava con le mani la loro forma e il materiale, scorreva con le dita i ricami per vedere se erano quelli che stava cercando, poi metteva da parte sul letto le cose che avrebbe dovuto portare con s. In realtà, pensava, i teli ricamati in quella situazione sarebbero serviti a poco. Li avrebbe portati lo stesso con la promessa di insegnare a realizzarli in un tempo migliore.

Certo lei aveva passato traversie di ogni genere. Ormai era vecchia, aveva già varcato la soglia degli ottanta anni, la vista l'aveva del tutto abbandonata e le forze non erano più quelle di un tempo. Solo le mani riuscivano ancora a lavorare filati e stoffe, più lentamente ma sempre con la stessa arte. La scelta dei colori era suggerita da chi le stava vicino. Era una donna, non era una strega o una sirena o una gigantessa con capacità straordinarie, come addomesticare i fulmini, parlare con i lupi o nuotare nell'acqua senza dover emergere per respirare ma quello che aveva le era bastato per superare tutte le difficoltà.


Era nata poco prima dell'inizio della Guerra dei Tre anni, in un periodo in cui tante scoperte o tante invenzioni che in seguito cambiarono la vita delle persone non erano ancora state compiute. Era la seconda figlia di una famiglia che si era formata a Vestres da un commerciante, dedito agli affari, che aveva, tra le altre attività, una bottega del pane, e Laronia, una Arath proveniente da un paese sulle montagne, dal carattere forte e deciso. Quando si sposò aveva diciannove anni e sua madre, nonna di Tatia, le diceva che ormai poteva considerarsi zitella. Il suo temperamento deciso e moderno rispetto ai tempi l'aveva portata a rifiutare un matrimonio precedente, con un suo compaesano perché le aveva dato una cattiva impressione. Quando era andato alla sua casa a conoscerla, parlando con i suoi genitori, gli aveva sentito dire: “I soldi li guadagno io e li tengo io”. Questo discorso a Laronia non piacque e fece saltare tutto. I genitori allora la mandarono a Vestres da uno zio che combinò il matrimonio con il commerciante. Lei cominciò a lavorare presso la bottega del pane. Quando lo zio morì, le lasciò le sue case e i negozi che aveva a Vestres. Laronia ebbe tre figli da quest'uomo, di cui sopravvisse solo Tatia: il primogenito, un bel bambino, dai capelli biondi e riccioli, morì a tre anni di un'infezione all'intestino. Lei non perdonò mai al marito di averlo fatto seppellire nella fossa comune. La terza morì a 15 anni di tubercolosi: la videro andare via piano piano. La donna non superò mai la perdita di questi figli.

Passata la Guerra dei Tre anni con i suoi strascichi di morte e miseria, a Vestres si diffuse un'epidemia di tifo, di cui Tatia, ancora bambina si ammalò. Per curarla, i medici dell'epoca la tennero quasi digiuna per 40 giorni e lei ricordò sempre, non tanto la febbre, ma la fame e la tosse. Da adulta raccontava che i colpi di tosse erano stati talmente forti da farla rimanere con le gambe storte, ma quello forse era un ricordo distorto che si portava dietro fin da bambina. Furono anni duri, in cui il marito di Laronia morì e lei non volle rimanere nella famiglia della suocera. Lasciò così anche la bottega del pane e si mise in proprio, prima come sarta poi aprì un'attività sua, un piccolo negozio di artigianato, in uno dei locali ereditati dallo zio. Ma tutto il paese era in difficoltà dopo il conflitto e l'epidemia e in pochi riuscivano a pagarla. Dopo qualche anno, fortunatamente, ci fu una ripresa, che le permise di stare meglio e arrivò dalle terre del Sud a Vestres, Tlesna, un militare, più grande di lei, che la sposò e da cui ebbe altri tre figli: Nacna, Velthur e Ania, che si trasferì in un altro paese quando era molto giovane. Intanto il Cavaliere Nero aveva preso il potere del Regno di Ligys e ne divenne il tiranno, imponendo anni di oppressione, da cui si uscì con la Guerra dei Cinque Anni, che sembrò infinita e che portò con sé altre tensioni, lutti e miseria. Dopo parte della strada fu in discesa, ma le difficoltà non mancarono mai.

Tatia era riuscita a superare tutto questo grazie alla sua determinazione, al suo grande spirito di adattamento, alla sua intelligenza, alla sua curiosità e alle doti organizzative con cui aveva compensato a un importante difetto della vista. Laronia l'aveva portata da tutti i luminari dell'epoca per cercare una cura o un incantesimo in grado di guarirla ma non c'era stato modo. Ogni visita, un colpo di sconforto, fino a un cerusico che disse alla madre di comprarle una lira e mandarla sulla strada a chiedere l'elemosina. Era ancora una bambina quando accadde ma la rabbia e la delusione che arrivarono da quella frase la accompagnarono tutta la vita. Ovviamente, non finì così: Tatia non poté portare avanti gli studi ma lesse sempre e quando non riuscì più chiese ad altri di leggere per lei. Le sue mani e il suo tatto la portarono a essere una delle più brave filatrici del Paese, tanto da insegnare anche ad altre la sua arte. Anche da anziana e sola riusciva a mantenersi, realizzando piccoli oggetti e gestendo altre attività della famiglia. Ad aiutarla, visto che ormai era là sola, i vicini di casa e alcune sue storiche amiche. Non si era mai voluta sposare, nonostante Laronia e Tlesna le avessero trovato un marito. Uno dei dottori che l'aveva vista le aveva detto che se avesse avuto dei figli avrebbe perso la luce prima del tempo e lei preferì preservare i suoi occhi. La famiglia ce l'aveva, era quella d'origine, e decise che sarebbe rimasta ad occuparsi di quella. Gli altri, soprattutto Ati, la figlia della sorellastra Nacna e madre di Thefri e Steleth, l'avevano presa come punto di riferimento.

I due nipoti, ormai adulti e a loro volta diventati genitori, le sembravano fragili e lei, probabilmente non sarebbe stata più grado di aiutarli, almeno da mortale.

'Sei pronta zia?', la domanda di Steleth la distolse dai suoi pensieri. La strega era pronta per accompagnarla alla scuola di tessitura, per poi andare ad occuparsi delle sue lezioni di magia e medicina. Velthur e Thefri si erano, invece, già diretti alle proprie attività, alle prime luci dell'alba.


Lo Specchio di Giano

" 'Se vorrai uscire di qui dovrai compiere un sacrificio per me'. Dicendo questo fece apparire un agnello nero.

“La formula per il sacrificio è quella che vedi incisa in simboli e lettere sulla volta di questo antro. Noto che vedi al buio. Sarai quindi avvantaggiata! Dovrai finire, prima che questa clessidra si svuoti'.

La dea fece girare un grosso oggetto del tempo che era accostato alla parete della grotta, con le basi in legno decorate da vulcani. I vetri soffiati in diversi colori facevano intravedere polvere di zolfo al loro interno, che, inesorabilmente, cominciò a cadere dalla piccola fessura centrale.

Steleth si sentì in trappola, un sudore freddo le scese sulla schiena, strinse i pugni e cercò di farsi forza. Non aveva molta scelta: doveva provare.

Guardò con attenzione i segni e le scritte, che per prima cosa andavano letti da destra a sinistra. Li conosceva quasi tutti, erano usati dagli antichi aruspici Rasna, che impiegavano le viscere degli animali per interpretare il volere degli dei, ma per mettere insieme l'intera formula magica forse ci sarebbe voluto più tempo di quello concesso dalla clessidra. Allora cominciò a leggere cercando di non farsi prendere dall'ansia e dalla fretta.

I primi segni erano i simboli degli dei primigeni, l'occhio che rappresentava Northia, la capricciosa, le gocce e le foglie, per gli immortali legati all'acqua e ai fenomeni naturali e le fiaccole per i regno dei Morti:

'Per gli dei Proteroi, per Northia, la dea del destino che può quello che vuole, per gli immortali che gestiscono ogni giorno lo scorrere dell'acqua e regolano i delicati equilibri della natura, per gli dei di Tufulta, che si trova in questa remota regione …', cominciò Steleth.

A quei simboli, seguivano delle scritte nella vecchia lingua dei Rasna:

'Sono pronta a sacrificare questo agnello a Mefite, la dea che un tempo portava ricchezza e benessere, che chiede che i mortali tornino a cercare il suo amore e il suo sapere. Che il suo sangue scorra qui nella Terra Impetuosa e la impregni donando la sua forza vitale alla dea.'

Il testo sulle pareti della grotta era terminato, ma l'incantesimo no! Che fare? I suoi occhi si portarono in basso a guardare la sua vittima. Le luci dell'animale la fissavano, non spaventanti, ma penetranti, crudeli e pieni di odio, sembrava quasi che volessero entrare nella sua testa e carpirne i pensieri. Non resse a quella vista e riportò lo sguardo in alto, sentendo girare la testa pe la tensione. Qui, i simboli presero a muoversi, ondeggiando sul soffitto e prendendo le forme di altri segni. Intanto lo zolfo della clessidra era scivolato per più della metà nella parte di sotto.

'Il coltello che è accanto alla vittima compirà questo sacrificio'.

Steleth vide apparire al suolo vicino all'animale un pugnale in bronzo con il manico raffigurante delle onde in tempesta, poi tornò a leggere i segni. Mancava pochissimo tempo e si rendeva conto che doveva sbrigarsi.

'Lama che sei stata forgiata nelle fucine degli antichi Rasna bàgnati del sangue della vittima.' Il coltello fluttuando si alzò da terra e raggiunse l'altezza del collo di Steleth. 'L'agnello, la cui morte farà rivivere l'antica potenza di Mefite, deve però avere un nome. Il nome di chi ha voluto il suo sacrificio. Pronuncia il suo nome!'

Era arrivata alla fine, ma non poteva dire il suo nome o dando retta a quelle parole ingannevoli sarebbe stata lei la vittima sacrificale. Che fare? Nella parte alta della clessidra stavano scorrendo gli ultimi granelli di zolfo. Steleth strinse i pugni fino a conficcarsi le unghie nella pelle delle mani poi disse:

'Mefite!'.

La vecchia lanciò un urlo terribile e parte del soffitto dell'antro crollò. Gli occhi della Arath poterono rivedere la luce: quella che batteva sulla Roccia delle Streghe". 

Il Morgante di Luigi Pulci

 Dopo un sacco di tempo, eccomi finalmente a raccontarvi una delle mie ultime letture... una rilettura, per la verità. Si tratta di un libro...