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lunedì 17 giugno 2024

18 giugno 1552, nasce Gabriello Chiabrera

 Oggi, nel giorno della sua nascita, vorrei ricordare un poeta ormai poco conosciuto e studiato ma che è stato un grande riformatore e sperimentatore, apprezzato da moltissimi autori successivi. Si tratta di Gabriello Chiabrera, nato a Savona il 18 giugno 1552.

Di famiglia aristocratica, visse a stretto contatto con la nobiltà del suo tempo e scrisse numerose opere entrate a far parte del patrimonio letterario italiano. Cantore della grecità e di quello che verrà poi definito come classicismo barocco, fu spesso contrapposto a Giambattista Marino, icona del Barocco.

Gran parte dell'attività poetica del Chiabrera nasce dalla volontà di arricchire la poesia italiana di metri e di forme nuove rispetto al canone petrarchista del Cinquecento, guardando principalmente alla metrica della poesia classica greca e latina, e a un volgare non strettamente petrarchesco. Le forme metriche inventate da Chiabrera saranno imprescindibili per gli sviluppi della futura poesia italiana venendosi ad affiancare a quelle già consacrate dal Rinascimento.

Si è cimentato in tantissimi generi letterari ma è riuscito bene in quelli che Leopardi definisce «bellissimi abbozzi»: poesie più brevi spesso di argomento naturalistico. Le sue opere furono molto apprezzate dallo stesso Leopardi (ricordiamo la poesia Il risorgimento dal chiaro rimando alla metrica di Chiabrera), ma anche da altri grandi, come Parini, Foscolo e Carducci che lo indicavano soprattutto come maestro di stile, avendo aperto una nuova strada per la poesia italiana. 

Del resto, Chiabrera vive nel periodo del Barocco, il secolo dell’ingegno, della meraviglia, dell’incertezza e del dubbio, dove la ricerca della bellezza diventa quasi preponderante. E la bellezza è tutta cercata nella forma non nel contenuto, guardando sempre al buon gusto, al limite, all'armonia. 


Sono innumerevoli le opere che potevo segnalare tra quelle scritte da Chiabrera. Alla fine ho scelto l'inizio di un libretto d'opera, l'Orfeo dolente, visto che ho studiato questo genere per la mia tesi:

Nume d’abisso, numi

dell’infernal soggiorno,

ecco ch’a voi ritorno

con lagrimosi fiumi.

È ver ch’a vostra legge

io poco intento attesi,

e follemente errai:

ma non vi vilipesi;

fu sol che troppo amai.

Di seguito la poesia Vaneggia.

Vaghi rai di ciglia ardenti,

Più lucenti,

Che del Sol non sono i rai;

Vinti alfin dalla pietate,

Mi mirate,

Vaghi rai, che tanto amai.


Mi mirate, raggi ardenti,

Più lucenti,

Che del Sol non sono i rai;

E dal cor traete fuore

Il dolore,

E l’angoscia de’ miei guai.


Vaghi raggi, or che ‘l vedete,

Che scorgete

Nel profondo del mio seno ?

Ivi sol per voi si vede

Pura fede,

Pura fiamma, ond’egli è pieno.


Già tra pianti, tra sospiri,

Tra martìri

L’arder mio tanto affermai;

E voi pur lasciaste al vento

Ogni accento,

Vaghi rai, che tanto amai.


Ora è vano ogni martìro:

S’io sospiro,

Il seren vostro turbate;

L’arder mio pur non credete,

Ma ‘l vedete

Vinti al fin dalla pietate.


O per me gioconda luce,

Che m’adduce

Del mio cor la pace intera;

Sia tranquilla in suo cammino

Sul mattino,

Sia tranquilla in su la sera.


Infra i dì sereni e belli

Ei s’appelli

Il più bel di ciascun mese:

Ogni musa a dargli vanto

Di bel canto

Ad ogn’or gli sia cortese.


E voi prego, lumi ardenti,

Più lucenti,

Che del Sol non sono i rai:

Di più foco, ov’ei ritorni,

Siate adorni,

Vaghi rai, che tanto amai.


venerdì 13 ottobre 2023

Giambattista Marino

 Oggi ricorre la nascita del più importante poeta barocco italiano, Giambattista Marino (Napoli, 14 ottobre 1569 – Napoli, 25 o 26 marzo 1625). E' ritenuto da molti, per la precisione, proprio il fondatore della poesia barocca e il suo lavoro ebbe una grossa influenza sia sulla letteratura italiana sia europea dell'epoca, raggiungendo un successo immenso. 

L'opera del Marino è all'origine di una concezione poetica che andò presto affermandosi in tutti i maggiori paesi del continente, sfociando in correnti letterarie quali il preziosismo in Francia, l'eufuismo in Inghilterra e il culteranismo in Spagna. 

Grazie a lui viene inaugurata una nuova stagione stilistica: Marino prende le mosse dalla produzione lirica di Torquato Tasso, distanziandosi dal petrarchismo cinquecentesco, con testi caratterizzati da una morbida sensualità e da un impiego disinvolto e concettoso del linguaggio metaforico. 

La sua poetica lo porta ad esasperare gli artifici del manierismo, usando ampiamente metafore, antitesi giochi di rispondenze foniche, in versi particolarmente musicali. Il suo metodo si basava principalmente sull'imitazione: la ricerca della novità, in base al gusto corrente, consisteva nel modo di porsi di fronte alla tradizione, da cui venivano selezionati elementi che venivano reimpiegati per costruire qualcosa di nuovo. 

Marino non fu un teoriche e le sue affermazioni di poetica sono da prendere con le molle. Ecco le due più famose. La prima è nel sonetto "Vuo' dare una mentita per la gola", della Murtoleide dove si dice:

Vuo' dar una mentita per la gola 

a qualunque uom ardisca d'affermare

che il Murtola non sa ben poetare,

e ch'ha bisogno di tornar a scuola.

E mi viene una stizza marïola

quando sento ch'alcun lo vuol biasmare;

perché nessuno fa meravigliare

come fa egli in ogni sua parola.

È del poeta il fin la meraviglia

(parlo de l'eccellente, non del goffo):

chi non sa far stupir, vada a la striglia. 

Io mai non leggo il cavolo e 'l carcioffo, 

che non inarchi per stupor le ciglia, 

com'esser possa un uom tanto gaglioffo.

Al di là del contesto (il riferimento al "cavolo e 'l carcioffo" è alla goffaggine con cui il Murtola, nella sua Creazione, intese celebrare la provvidenza anche attraverso le sue manifestazioni più umili e quotidiane), questi concetti erano già diffusi all'epoca e riprendono le stesse parole con cui Gabriello Chiabrera definiva la propria poetica (nella Vita di Gabriello Chiabrera da lui stesso descritta non mancano né la maraviglia né, quasi in posizione-rima, l'inarcar di ciglia). 

La seconda citazione, sempre in un contesto polemico, è costituita da una lettera dell'estate 1624 a Girolamo Preti:

«Ma perché non voglio esser lapidato dai fiutastronzi e dai caccastecchi, mi basterà dire che troppo bene averò detto che le poesie d'Ovidio sono fantastiche, poiché veramente non vi fu mai poeta, né vi sarà mai, che avesse o che sia per avere maggior fantasia di lui. E utinam le mie fossero tali! Intanto i miei libri che sono fatti contro le regole si vendono dieci scudi il pezzo a chi ne può avere, e quelli che son regolati se ne stanno a scopar la polvere delle librarie. Io pretendo di saper le regole più che non sanno tutti i pedanti insieme; ma la vera regola, cor mio bello, è saper rompere le regole a tempo e luogo, accomodandosi al costume corrente ed al gusto del secolo. Iddio ci dia pur vita, ché faremo presto veder al mondo se sappiamo ancor noi osservar queste benedette regole e cacciar il naso dentro al Castelvetro. So che voi non sète della razza degli stiticuzzi, anzi non per altro ho stimato sempre mirabile il vostro ingegno, se non perché non vi è mai piacciuta la trivialità, ma senza uscir della buona strada negli universali avete seguita la traccia delle cose scelte e peregrine [...]».

Le sue opere più famose sono l'Adone, la Lira e le Rime. Da ricordare che la poesia del Marino conobbe da subito una considerevole fortuna musicale.


Ecco la mia poesia preferita dell'autore.

O del Silenzio figlio e de la Notte,

padre di vaghe imaginate forme,

Sonno gentil, per le cui tacit’orme

son l’alme al ciel d’Amor spesso condotte,

or che ’n grembo a le lievi ombre interrotte

ogni cor, fuor che ’l mio, riposa e dorme,

l’Erebo oscuro, al mio pensier conforme,

lascia, ti prego, e le cimerie grotte.

E vien’ col dolce tuo tranquillo oblio

e col bel volto, in ch’io mirar m’appago,

a consolare il vedovo desio.

Che, se ’n te la sembianza, onde son vago,

non m’è dato goder, godrò pur io

de la morte, che bramo, almen l’imago.


Il Morgante di Luigi Pulci

 Dopo un sacco di tempo, eccomi finalmente a raccontarvi una delle mie ultime letture... una rilettura, per la verità. Si tratta di un libro...