Visualizzazione post con etichetta Amazon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amazon. Mostra tutti i post

mercoledì 25 settembre 2024

Lo specchio di Giano: la strega Steleth

  Eccomi finalmente a parlarvi del personaggio principale di "Lo specchio di Giano", romanzo fantasy ispirato agli Etruschi. Si tratta di Steleth, "controfigura" dell'autrice, parola etrusca che significa "insieme": il libro, infatti, è nato per ricostruire in versione fantastica la mia storia e quella di chi mi è stato vicino. I miei familiari sono così diventati,  in queste pagine, i miei “eroi”, confermando di essere sempre stati i miei punti di riferimento. 

Come tanti altri caratteri del testo si trova coinvolta suo malgrado in una missione e in una guerra che non vorrebbe affrontare. E' infatti legata alla sua condizione attuale e dovrà agire su sé stessa e sul sul suo carattere per accettare la situazione. Steleth è una Arath, una strega dell'elemento della terra, ha un temperamento a volte burrascoso ma fragile e solo alla fine riuscirà a sciogliere ogni dubbio che la attanaglia - dopo un percorso arduo e difficile in cui dovrà affrontare anche la perdita della madre - e a seguire la strada che le è stata tracciata dal destino.

Ecco un brano del secondo capitolo del libro, disponibile online e in libreria, in cui viene descritta Steleth: 

Il destino aveva dato in sorte a Steleth il fatto di essere nata come strega Arath, la classe di maghe legate all'elemento della terra. Erano diversi fattori a decidere quali inclinazioni un bambino dovesse mostrare alla sua nascita: la posizione degli astri al momento della venuta al mondo e del concepimento, l'ora, la stagione, il tempo atmosferico, la vicinanza di un luogo sacro durante la nascita, la classe dei genitori e dei nonni e altre innumerevoli causali. Questo aveva determinato anche nel corso dei secoli l'avvento di classi nuove e la scomparsa di alcune specie di uomini, mentre altre, come le sirene e i tritoni, si erano adattate a un ambiente specifico e a decidere la loro tipologia era rimasto il solo motivo della classe dei genitori.

Steleth era stata felice di quello che aveva avuto in sorte ed era riuscita ad arrivare al massimo delle sue capacità, nonostante la sua continua insicurezza peggiorata da un carattere a tratti burrascoso e irritante. Era in grado di ammansire i serpenti, ascoltare gli animali, comprendere la condizione o lo stato d'animo delle piante e di un intero bosco, e aveva imparato a realizzare pozioni e piccoli incantesimi a scopo curativo. Questo, però, era patrimonio comune con tutte le Arath. Lei aveva dedicato tanto tempo allo studio e ai libri ed era arrivata a padroneggiare anche discipline come la negromanzia e incantesimi difficoltosi. Irreprensibile, curiosa e attenta, era stata scelta dai maghi e sacerdoti del suo regno per essere istruttrice delle Arath di Ligys, nella sua capitale, Medhelan, e per essere tra i pochi al mondo a custodire la cosiddetta Magia delle Furie.

Era nata e cresciuta lì a Vestres, sul mare, nella regione che faceva capo alla grande città marittima di Ianua, e dopo la separazione dei genitori, era stata cresciuta dalla nonna, Nacna, e dalla sorellastra di lei, Tatia, ormai anziane e forti di un'esperienza che aveva fatto loro superare guerre, miseria ed epidemie. La loro vicinanza, se le aveva permesso di conoscere e appassionarsi alla storia e alle lingue antiche, l'aveva sempre fatta sentire diversa per pensiero e per modo di comportarsi dai suoi coetanei, tipici esponenti del loro tempo e della contemporaneità. Da che era una piccola allegra e chiacchierona, scontrandosi con questo stato di cose era diventata più chiusa e taciturna, molto insicura, rispettosa di una società passata più che partecipante attivamente di una comunità attuale.

Quella di Steleth era stata definita la “generazione degli astri”: dopo la Guerra dei cinque anni che aveva portato alla distruzione dell'intero Paese era stato il momento di ricostruire. In quel periodo, che era iniziato nello stesso anno della nascita di sua madre, Ati, la terra era rinata, un lungo periodo di pace aveva permesso il fiorire del commercio, dell'agricoltura e il diffondersi della cultura e delle scienze. Erano sorti istituti importanti, erano stati costruiti ospedali, fabbriche e stabilimenti, case grandissime su più piani ed edifici e giardini mirabili. I nati in questo periodo non avevano vissuto le battaglie e la carestia ma solo il progresso e il benessere.

Una volta trasferitasi dalla madre e dal fratello a  Medhelan, dove entrambi erano andati prima di lei, Arath aveva potuto approfondire le sue passioni grazie a scuole avanzate e alla frequentazione dei luminari dell'epoca, pur non adeguandosi mai alla vita di una grande e ricca città. Anche dopo il matrimonio e l'arrivo dei suoi due bambini e il trasferimento nel vicino borgo di Argentia rimase sempre schiva, sentendosi sempre una persona arrivata da lontano in un posto non suo. Ora, lasciatasi la giovinezza alle spalle, si affacciava anche alla fine della maturità, quando il corpo comincia a dare i primi segni di decadimento ma la mente è attiva e vigile, forte di tutto quello visto e assimilato fino a quel momento.

Nonostante il suo percorso, di cui andava orgogliosa, avendole consentito di crescere e maturare, andare oltre quello che erano stati i suoi genitori e i suoi modelli da bambina, non aveva comunque raggiunto traguardi e primati degni di nota per la comunità. Per questo, non riusciva a immaginare il motivo della convocazione da parte dell'Aruth, di fatto, il rappresentante di Maris sulla terra. Era entusiasta, da una parte, per questa chiamata, ma dall'altra preoccupata per la situazione e per i suoi possibili sviluppi. La lettera non preannunciava niente di buono e lei, come gli altri suoi coetanei e il fratello, vissuti sempre negli agi, non avevano mai avuto a che fare con condizioni difficili. Non sapeva nemmeno se sarebbero stati in grado di farvi fronte. Vestres era ormai l'ultima roccaforte dei Rasna, antico popolo che dopo aver sviluppato una grande e progredita civiltà sotto l'egida di Maris e dei Chechanar, gli dei superiori, alleati del dio reggente, era decaduto. Dopo la perdita di terre e la deriva della società, già da qualche secolo, del grande impero dei Rasna era rimasto solo il piccolo borgo, che non era mai stato attaccato per il prestigio dei suoi templi ma che era finito, all'inizio della Quinta era, sotto il nascente Regno di Ligys che, con il pretesto di proteggere i luoghi sacri, si aggiudicò il suo controllo. Vestres, alla fine dello Scontro degli Eterni, infatti, vide sorgere i più importanti edifici di culto dedicati agli dei vincitori, con l'istituzione della figura dell'Aruth e degli ordini dei sacerdoti. Nel tempo, di pari passo con la decadenza del loro popolo, anche gli immortali avevano visto scemare il loro potere e si erano sempre più disinteressati della sorte degli uomini. Lo stato attuale delle cose, forse, con Aplu che cresceva trovando numerosi seguaci, era solo il risultato di un lungo e lentissimo periodo di declino, pensava Steleth.

Era arrivata all'ingresso del paese provenendo dalle colline di Nord Ovest, dopo un viaggio di soli due giorni, grazie al passo delle streghe di terra nei boschi che nella natura era molto più accelerato rispetto a quello delle altre classi di umani. Il fratello, Thefri, convocato anch'egli, l'aveva anticipata già da qualche giorno, mentre lei si era ridotta all'ultimo momento perché qualcuno restasse vicino alla madre malata. Mancava da Vestres da tanto tempo e nonostante si fosse costruita una vita serena con la nuova famiglia, si rendeva conto di quanto quegli spazi, quei paesaggi e i profumi del mare e delle piante che crescono vicino ad esso le fossero mancati e con essi le persone che li abitavano.

Non aveva tempo per passare a casa: avrebbe visto i suoi cari al tempio e avrebbe potuto riabbracciarli là. Stanca per il viaggio, trascorso in tutta velocità, cercò di ricomporsi come poteva: scosse leggermente con le sue mani magre il suo viso ovale, su cui si notavano subito il naso, dalla punta ampia, e la bocca carnosa e del colore della corteccia delle querce, che nascondeva una dentatura a tratti irregolare. Poi strofinò leggermente i suoi occhi proporzionati e castani con pagliuzze verdi, sottolineati da una riga di trucco nera. Riordinò il suo abito, una tunica di lana indaco, quella speciale tonalità di colore a metà tra il viola e il blu, senza maniche e dal bordo ceruleo, fermato sulle spalle da due bottoni in bronzo e stretto in vita da una cintura di stoffa composta da tre nastri intrecciati, anch'essi cerulei. Quindi tastò i suoi gioielli per controllare se avessero il giusto assetto, partendo dalla collana d'oro, formata da una catena da cui scendevano pendenti rotondi e lavorati a sbalzo, raffiguranti, circondata da motivi floreali, la Signora degli animali tra due lupi, nell'atto di accarezzarli, per passare agli orecchini a bauletto, realizzati in filigrana con arabeschi e fiori e finire con il braccialetto a forma di serpente, che le era sceso dalla giusta posizione sull'avambraccio. Infine, ravvivò i capelli castani, dello stesso colore degli occhi, sciolti sulle spalle e lunghi fino alla vita, mossi e sempre scompigliati, che non aveva mai voluto tenere legati in trecce o altre acconciature. Per avere un aspetto più presentabile e ordinato, li coprì con il suo mantello di lana, da una parte del colore naturale della fibra, dall'altra in un raffinato rosa polvere, che scese languido sulla schiena dove spiccava un'accentuata gobba, e andò a coprire il suo corpo, statuario e dalla vita stretta. Infine spolverò ed eliminò la terra e il fango dai piedi per calzare i suoi calcei repandi, stivaletti a punta tipici del suo popolo.  


martedì 24 gennaio 2023

Laverna, la dea dei ladri

Ogni categoria di persone nell'antichità aveva una divinità protettrice: non erano da meno ladri e impostori, che avevano come riferimento la dea Laverna.

Si tratta di una divinità della mitologia romana appartenente al gruppo dei cosiddetti Di indigetes, dei indigeni.

Prima del predominio di Roma, Laverna, infatti, era una antichissima dea italica dell'ombra e della morte, venerata, tra gli altri da Etruschi, Ernici e Marrucini: questo la associa alla successiva Proserpina ed almeno in parte alla greca Ecate. Era una dea così oscura che i suoi templi erano le grotte, dove spesso trovavano rifugio pastori o malfattori. A Roma fu poi associata ai ladri, perdendo i suoi attributi di dea ctonia dell'Oltretomba. Secondo Orazio alla dea si rivolgevano non solo i ladri, ma tutti quelli che volevano tener segreti i loro piani.

Il culto di questa dea era presente soprattutto a Roma con due lucus: un'ara e un boschetto sacri sull'Aventino, presso la porta delle mura serviane che perciò prendeva il suo nome (porta Lavernalis) e un bosco sacro sulla Via Salaria. Laverna era però venerata anche in altre località italiane, soprattutto nel centro della penisola.

Il celebre Santuario Francescano della Verna sorse proprio sopra un luogo di culto della dea Laverna, come attesta questa testimonianza di Padre Salvatore Vitale, un erudito francescano del Seicento:

"Della causa perché questo Sacro Monte fu chiamato Laverna. Questo sacro Monte, per tradizione di memoria antichissima si sa, e per molti Autori, che fu nominato Laverna per un Tempio di Laverna, Dea gentilica di ladroni quivi edificato, e frequentato da molti crassatori e ladri che stavano dentro al folto bosco che lo veste; e spesse, profonde ed orrende caverne e burroni, dove sicuri dimoravano per spogliare e predare li viandanti".

Ecco il brano in cui Plauto racconta con ironia come Laverna sia diventata la protettrice dei ladri: 

" Tra gli Dei e i demoni dei tempi antichi, possano essere sempre favorevoli a noi! Tra di loro c'era una femmina più malvagia di tutti, Laverna. Era una ladra, poco conosciuta dalle altre divinità, che erano oneste e dignitose, perché era raramente in cielo. Stava quasi sempre sulla terra, fra ladri, borseggiatori, e ruffiani, vivendo nell'ombra. 

Un giorno si recò da un sacerdote apparendo come una bellissima sacerdotessa e gli disse: "Hai una tenuta che voglio acquistare. Ho intenzione di costruire su di essa un tempio al Dio. Ti giuro sul mio corpo che te la pagherò entro un anno". 

Il sacerdote le vendette la proprietà, ma presto Laverna aveva venduto tutte le colture, cereali, bestiame, legno e pollame. E il giorno del pagamento Laverna non c'era.

Intanto Laverna andò da un gran signore e comprò il suo palazzo, ben arredato e con ricche terre, e questa volta giurò sulla sua testa di pagare per intero in sei mesi. E fece la stessa cosa che aveva fatto con il sacerdote. 

Allora il sacerdote e il signore si rivolsero agli dei, lamentando di essere stati derubati da una dea. Si capì che si trattava di Laverna, per cui fu chiamata a giudizio dagli immortali.

Quando le chiesero perché avesse rotto il giuramento sul suo corpo fatto al sacerdote, rispose facendo sparire il suo corpo, lasciando visibile solo la testa, dicendo: "Ho giurato sul mio corpo ma io non ho corpo!"

Tutti gli dei risero, poi venne il ricco signore imbrogliato al quale aveva giurato sulla sua testa, ed ella fece sparire la testa mostrando solo il bellissimo corpo: "Ecco io sono Laverna, accusata di essere ladra perché ho giurato sulla mia testa di pagare, ma io non ho testa, per cui non ho mai fatto questo giuramento". 

Gli dei risero, poi le ordinarono di riattaccare il corpo alla testa e di pagare i debiti, cosa che lei fece. Infine, Giove parlò: "Ecco una dea maliziosa senza un adoratore, mentre a Roma ci sono moltissimi ladri, imbroglioni, truffatori, furfanti, abbindolatori e scrocconi, che vivono con l'inganno. Questa brava gente non ha né un tempio né un dio, ed è un gran peccato, perché anche i demoni hanno il loro padrone, quindi, io comando che in futuro Laverna sia la dea di tutti i commercianti disonesti, con tutta la spazzatura e rifiuto della razza umana, che sono stati finora senza un dio o demone, in quanto sono stati troppo spregevoli per l'uno o l'altro". 

Così Laverna divenne la Dea di tutte le persone disoneste. "


Foto di Bradley Dunn su Unsplash

Laverna in "Lo specchio di Giano"

Dea oscura, protettrice dei ladri, adorata non in templi ma in grotte: la figura di questa dea aveva tutte le carte in regola per diventare un personaggio di un romanzo fantasy e mi ha affascinato a tal punto da inserirla tra gli dei di "Lo Specchio di Giano", come protettrice dei Figli dell'Insidia. Ecco un passo che racconta le vicende di Ceisus che arriva nel covo dei seguaci della dea:

" Ceisus fuggì per giorni, con le guardie di tutto il regno sulle sue tracce, in direzione, prima del mare, poi, inseguito, della parte più alta della catena montuosa di Penn, dove i rilievi si fanno aspri e invalicabili. Questo fino a che non arrivò al confine proibito, quello che separava la terra di Volsinii da quella di Hiul, il Regno sacro alla Dea Laverna.

Forse non l'avete nemmeno mai sentita nominare perché si tratta di una divinità sfuggente, che vive nascosta in posti selvaggi e remoti, tra grotte e dirupi rocciosi. Si tratta dell'antica dea dei ladri, degli inganni e dei segreti. Nemica di Maris, è riuscita a sfuggire alla condanna inflitta agli altri dei, non si sa in quale modo, passando i suoi giorni rintanandosi in quel luogo ed accogliendovi criminali e assassini dediti a rituali illeciti e alla magia oscura ma giurando di vendicarsi, prima o poi. Per non farsi trovare e proteggere Laverna, i fedeli della dea, chiamati Figli dell'Insidia, hanno alzato difese e tranelli, magici e fisici, rendendo il loro nascondiglio quasi irraggiungibile. Un gruppo di malfattori celati nell'ombra, mai nominati da chi li conosce e quasi sconosciuti nel mondo, ma che probabilmente celano una potenza grandissima.

Braccato dai suoi inseguitori, Ceisus si trovò a prendere la decisione più importante della sua vita. Era colto, intelligente e abile come pochi ma non aveva molta scelta: così, si addentrò, certamente non senza paura, nella terra di Hiul, lasciando alle spalle il suo promettente futuro tra i Ministri del Destino e il suo tragico amore. I suoi passi lo portarono tra dirupi, grotte oscure, voragini profonde, sempre nell'ombra, dove crescevano muschi e il silenzio era rotto soltanto dal verso di qualche predatore e dal volo degli uccelli che tagliavano l'aria. In quel luogo, si trova una galleria che tanti tentarono di percorrere e attraversare, per combattere contro i Figli dell'Insidia o entrarne a farne parte. In pochi però sono riusciti a passare. E Ceisus fu uno di loro. Si dice che la galleria sia piena di tranelli e trappole e che sia protetta da un'infinita serie di mostri ed esseri malvagi, abitanti dei luoghi senza luce. Si dice anche che sia in grado di arrivare in fondo solo chi, oltre a evitarli e vincerli, con la sua astuzia, entri nelle grazie della dea. Al suo centro la galleria si allarga e qui, in una grande grotta, in cui luccicano colonne calcaree al minimo bagliore, si trova il tempio di Laverna. L'effige della dea è stata raffigurata dai Figli sulle innumerevoli formazioni che uniscono il suolo al soffitto, in mille fogge e in mille espressioni diverse. All'arrivo di un visitatore queste raffigurazioni si animano portando alla mente dello sventurato di turno, tutti i suoi incubi e i suoi rimorsi. Non so quale sete di vendetta e quale forza doveva avere Ceisus per superare quell'ostacolo dopo quello che aveva fatto. In ogni caso, l'uomo passò quella difficile prova e arrivò al covo dei Figli dell'Insidia, stremato ma dal carattere ancora più forte e indomito. "

L'ebook è disponibile su Amazon e su altre piattaforme.


mercoledì 18 gennaio 2023

Il quinto capitolo di Lo Specchio di Giano - La Veggente di Farthan

 Dopo il quarto capitolo, con l'incontro tra Velthur e Tarchun, ecco su Wattpad "La Veggente di Farthan", la quinta parte del romanzo fantasy ispirato agli etruschi "Lo specchio di Giano". 

In questa sezione dell'eBook, disponibile su Amazon e su altre piattaforme, la protagonista Steleth e la sacerdotessa Thanaquil si interrogano sul destino della prima, che secondo i testi sacri, dovrebbe "incarnare" la dea Ecate.


Ecco un passo:

"Secondo il Mysterii Liber sarei Ecate, la dea delle regioni orientali, la regina dei demoni, della notte, della Luna calante, dei morti, della negromanzia, delle terre selvagge e del parto, che aveva il potere vitale su tutti gli elementi, protettrice degli incroci, delle porte e degli accessi. Una delle divinità ctonie più potenti e complesse. La descrizione riportata dal testo coincide: occhi castani con sfumature verdi, fisico statuario e robusto, viso con i lineamenti marcati. Ecate, però, non è mai stata raffigurata con la schiena curva, come anche molti Aisna in cui si è trovata. La dea all'inizio abitò in alcune donne dei Celeni, maghi capaci di permettere al loro popolo di conquistare le terre vicine e costruirsi un piccolo impero. Dopo che l'ultima di queste morì nella battaglia che vide i Celeni sconfitti dai Cafuri, c'è un'interruzione nelle varie trascrizioni del codice e alcune parti non si leggono con chiarezza. Il filo della narrazione riprende a Vestres, con una mia antenata, la mia trisnonna e una mia parente, che morì il giorno in cui io nacqui. Questi tre membri della mia famiglia avevano la gobba, come me. Con queste informazioni lacunose non si può essere sicuri che io sia Ecate. Dall'altra parte, rischio di essere uccisa da eventuali cecchini mandati da Alos per eliminare me e gli altri Aisna. Sono comunque chiamata a sottopormi alla Via del Ritorno Segreto per confermare o meno ciò che è stato tramandato. Inoltre, mi è richiesto di istruire donne e uomini nella realizzazione di cure per le ferite, nell'interpretare il linguaggio degli animali e il mutare degli elementi e anche qualche nozione di magia. Intanto sono lontano dai miei bambini, da mio marito e da mia madre che è malata da tempo. Devo, così, trascurare le persone a cui voglio bene per una teoria basata sull'incertezza”.

lunedì 19 dicembre 2022

Dove trovare il fantasy "Lo specchio di Giano"

 Il romanzo fantasy "Lo specchio di Giano" di Ilia Camilla Muzio non è soltanto disponibile su Amazon! L'eBook è arrivato, infatti su altri canali di vendita. Eccoli: 

Ibs

Kobo

Hoepli

Mondadoristore

Bookrepublic

Casadellibro

Streetlib

24Symbols

Libreriauniversitaria

Media365

Agapea

Barnesandnoble

Ecco un accenno alla vicenda narrata. In un mondo in cui la sorte di dei e uomini è strettamente legata, l’ultimo baluardo dell’antico popolo dei Rasna, un piccolo paese, in cui hanno la loro sede i più importanti templi del mondo, è minacciato dagli attacchi provenienti da una misteriosa isola di sale, costruita da un grande mago. Il sacerdote guida, per difendere il borgo, chiama in aiuto gli Aisna, i Divini, uomini e donne che ospitano in sé gli Antichi Dei, condannati secoli prima a essere prigionieri in corpi mortali. Tra loro, i due fratelli Steleth e Thefri, che con altri membri della loro famiglia, dovranno sottoporsi a diverse prove per tornare alla loro forma originaria e salvare la loro città.

Il Morgante di Luigi Pulci

 Dopo un sacco di tempo, eccomi finalmente a raccontarvi una delle mie ultime letture... una rilettura, per la verità. Si tratta di un libro...