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mercoledì 1 novembre 2023

Peritas, recensioni

 Dopo l'uscita di Peritas sono arrivate le prime recensioni positive sui social network e su Amazon.

Eccole:

Da @Battituraamacchina: 

Una storia che scorre, porta a comprendere sacro e profano con una leggerezza disarmante.

Cenni storici ben delineati e non lasciati al caso.

Mi sono immerso nelle storie di Olimpiade e Manar, ognuna con il proprio “compagno” d’avventura, ognuna con il proprio “senso”, ognuna con il proprio “io”. Fratellanze antiche si mescolano ad antiche leggende portando il lettore a comprendere la vera rinascita di se stessi, quella, che dentro ognuno di noi (spesso), rimane sopita per troppo tempo.

Rinnovo i complimenti a Ilia Camilla Muzio per la magnifica storia donataci.

CONSIGLIATO!!!

Da Gli occhi del lupo:

Prepariamo la valigia e partiamo insieme a Olimpiade, un antiquaria che riceve da un suo amico, un reperto riguardante Alessandro Magno.  Ma potrà andare bene il viaggio? 

Ed è proprio la passione dei genitori per la storia, ad aprire il mondo della protagonista verso la passione che l’accompagna. 

Indagheremo assieme a lei, che vedo un po’ di tante investigatori soprattutto stile Agatha Christie, alla ricerca delle risposte che da quel reparto che ha in mano, porteranno a un susseguirsi di avvenimenti avvincenti. 

Un viaggio tra Occidente e Oriente, una linea diretta e speciale, fulcro che il lettore avrà tra le mani. 

Vi sentite pronti? Bene allora partiamo! 

Da @Laura_libri: recensione Peritas

Essere schiavi di paura e angoscia, decidere di rincorrere e respirare a pieni polmoni aria e libertà per portare a compimento un progetto, realizzare un sogno lungo una vita. Vincere sé stessi e le proprie ansie disdegnando debolezza e avidità repentinamente cambiando, crescendo per il conseguimento di un oltre che significhi domani, un'occasione unica nella vita fra screziature di attimi da raggiungere a costo di tutto, anche della propria stessa esistenza. Il bisogno di armonia e pace che muove un regno, un personaggio - simbolo di superamento dei propri limiti e frontiere invalicabili - impresso nella storia e nella mente di una donna: l' antiquaria Olimpiade - appassionata di Alessandro Magno e con un nome ricollegabile a quello della madre del condottiero macedone - che riceve dall'amico Nicola un dono molto particolare, una lastra in marmo ritrovata a Taposiris Magna - risalente al V secolo d.c. - su cui si possono distinguere tracce di diversi colori, dal porpora al giallo, dal celeste al bianco. La stella degli Argeadi - emblema della famiglia di Alessandro Magno, discendente da Argo - che emerge come altorilievo, un astro a otto punte che campeggia su una figura dalla forma rotonda, che ricorda uno scudo. La donna, ipotizzando che la pietra faccia parte della tomba di Alessandro Magno, decide di andare alla sua ricerca proprio nel luogo di rinvenimento dell'oggetto, fuori dal perimetro della città antica. Uno strano individuo, però, pare voler ostacolare il suo cammino: Belial, una derivazione demoniaca in un incalzante viaggio tra ricerche e un misterioso levriero, strane coincidenze, intricati arcani, un irrazionale che scuote nel profondo riportando alla luce giorni di dolore, sofferenza, una visione che perseguita fino allo sfinimento, al semplice stordimento. Antiche profezie e oracoli in città colme di cultura e mistero, fascino senza tempo, un'avventura meravigliosa oltre ogni confine prestabilito in uno straordinario viaggio fra scoperte e intrecci letterari di fantasy, storia antica e archeologia, in elementi esoterici e simboli arcaici. Uno stile sublime ed etereo per un guerriero di una nuova era che sta per aprirsi.

Una storia originale ed emozionante da Mickey

 Raramente mi sono trovato davanti un manoscritto così particolare, con una storia così azzeccata e dei "mix" che si incastrano alla grande. Non posso dire proprio tutto quello che vorrei altrimenti farei spoiler..ma in questo romanzo vi troverete davanti al soprannaturale, alla fantasia e alla Storia! L'ultimo capitolo, da appassionato cronico di Alessandro Magno, mi ha scaturito intense emozioni... Brava Ilia!




lunedì 4 settembre 2023

Peritas: rassegna stampa

 Sono già diversi i blogger e gli influencer che hanno dedicato uno spazio al mio secondo romanzo, Peritas. 

Parla di noi Buona Lettura.

Qui il post di Battituraamacchina. 

Il post di La bottega dei libri. 

Dreaming Wonderland parla di noi qui: Novità in libreria.

Ecco la segnalazione di Sognare in punta di penna, che trovate qui e la seconda di @AlessandroIIIdiMacedonia, qui (più sotto vi segnalo la prima).

@Laura_libri ha dedicato a Peritas una segnalazione e una recensione positiva:


Ringrazio I Mondi Fantastici di Alessio del Debbio per la segnalazione, a questa pagina. 

La prima citazione di Peritas, che prende il titolo dal cane appartenuto ad Alessandro Magno, non poteva altro che arrivare dall'account Facebook Alessandro III di Macedonia - Alexander the Great & Hellenism, che ha condiviso la mia cover reveal. Ringrazio tantissimo per lo spazio che hanno voluto dedicarmi:

lunedì 19 dicembre 2022

Dove trovare il fantasy "Lo specchio di Giano"

 Il romanzo fantasy "Lo specchio di Giano" di Ilia Camilla Muzio non è soltanto disponibile su Amazon! L'eBook è arrivato, infatti su altri canali di vendita. Eccoli: 

Ibs

Kobo

Hoepli

Mondadoristore

Bookrepublic

Casadellibro

Streetlib

24Symbols

Libreriauniversitaria

Media365

Agapea

Barnesandnoble

Ecco un accenno alla vicenda narrata. In un mondo in cui la sorte di dei e uomini è strettamente legata, l’ultimo baluardo dell’antico popolo dei Rasna, un piccolo paese, in cui hanno la loro sede i più importanti templi del mondo, è minacciato dagli attacchi provenienti da una misteriosa isola di sale, costruita da un grande mago. Il sacerdote guida, per difendere il borgo, chiama in aiuto gli Aisna, i Divini, uomini e donne che ospitano in sé gli Antichi Dei, condannati secoli prima a essere prigionieri in corpi mortali. Tra loro, i due fratelli Steleth e Thefri, che con altri membri della loro famiglia, dovranno sottoporsi a diverse prove per tornare alla loro forma originaria e salvare la loro città.

domenica 18 dicembre 2022

Mi presento...

 Ho sempre avuto la passione della scrittura: da ragazza amavo comporre poesie e scrivere vari tipi di opere in prosa. Il mio primo lavoro "finito" è arrivata però con l'età matura, quando il tempo da dedicare alle opere è poco, essendo quasi tutto assorbito da famiglia e lavoro. Ma non poteva essere altrimenti. "Lo specchio di Giano" è il riassunto, in versione fantastica, della mia esperienza e delle persone che mi sono state vicine nel mio percorso. Per questo il nome della protagonista significa “Insieme”. Ma prima di passare, a raccontarvi qualcosa di più sul volume e sui suoi personaggi, vorrei soffermarmi sul mio pseudonimo. Sì, perché ho deciso di tenere separate, essendo una persona riservata, la mia sfera privata e "reale" da quella legata al mondo della fantasia. Ho scelto quindi la firma di Ilia Camilla Muzio: un nome che rimanda all'epoca antica.

Ilia è un altro nome con cui viene chiamata Rea Silvia

Camilla, come tutti sapete, è un'eroina dell'Eneide

Muzio è il nome di una Gens romana e il cognome della mi prozia che nel libro è il personaggio di Tatia

Ecco un estratto del testo che parla di Tatia:

"Era preoccupata per i nipoti. Steleth era sempre angosciata dal peso della situazione e non riusciva ad accettare il suo stato, Thefri era più reattivo ma meno consapevole. Li sentiva troppo fragili e poco propensi a un adattamento a condizioni difficili. Forse l'Arath aveva ragione e la Generazione degli astri, sempre vissuta nel benessere, non era pronta ad affrontare quel momento in cui si prospettava una guerra? Quella mattina Tatia stava preparando teli ricamati, oggetti confezionati con l'uncinetto, abiti realizzati in diverse fogge da portare alle sue allieve. Lo faceva lentamente, cercando a tentoni nel cassetto, affidandosi solamente al tatto. Apriva ogni capo o ogni oggetto, analizzava con le mani la loro forma e il materiale, scorreva con le dita i ricami per vedere se erano quelli che stava cercando, poi metteva da parte sul letto le cose che avrebbe dovuto portare con s. In realtà, pensava, i teli ricamati in quella situazione sarebbero serviti a poco. Li avrebbe portati lo stesso con la promessa di insegnare a realizzarli in un tempo migliore.

Certo lei aveva passato traversie di ogni genere. Ormai era vecchia, aveva già varcato la soglia degli ottanta anni, la vista l'aveva del tutto abbandonata e le forze non erano più quelle di un tempo. Solo le mani riuscivano ancora a lavorare filati e stoffe, più lentamente ma sempre con la stessa arte. La scelta dei colori era suggerita da chi le stava vicino. Era una donna, non era una strega o una sirena o una gigantessa con capacità straordinarie, come addomesticare i fulmini, parlare con i lupi o nuotare nell'acqua senza dover emergere per respirare ma quello che aveva le era bastato per superare tutte le difficoltà.


Era nata poco prima dell'inizio della Guerra dei Tre anni, in un periodo in cui tante scoperte o tante invenzioni che in seguito cambiarono la vita delle persone non erano ancora state compiute. Era la seconda figlia di una famiglia che si era formata a Vestres da un commerciante, dedito agli affari, che aveva, tra le altre attività, una bottega del pane, e Laronia, una Arath proveniente da un paese sulle montagne, dal carattere forte e deciso. Quando si sposò aveva diciannove anni e sua madre, nonna di Tatia, le diceva che ormai poteva considerarsi zitella. Il suo temperamento deciso e moderno rispetto ai tempi l'aveva portata a rifiutare un matrimonio precedente, con un suo compaesano perché le aveva dato una cattiva impressione. Quando era andato alla sua casa a conoscerla, parlando con i suoi genitori, gli aveva sentito dire: “I soldi li guadagno io e li tengo io”. Questo discorso a Laronia non piacque e fece saltare tutto. I genitori allora la mandarono a Vestres da uno zio che combinò il matrimonio con il commerciante. Lei cominciò a lavorare presso la bottega del pane. Quando lo zio morì, le lasciò le sue case e i negozi che aveva a Vestres. Laronia ebbe tre figli da quest'uomo, di cui sopravvisse solo Tatia: il primogenito, un bel bambino, dai capelli biondi e riccioli, morì a tre anni di un'infezione all'intestino. Lei non perdonò mai al marito di averlo fatto seppellire nella fossa comune. La terza morì a 15 anni di tubercolosi: la videro andare via piano piano. La donna non superò mai la perdita di questi figli.

Passata la Guerra dei Tre anni con i suoi strascichi di morte e miseria, a Vestres si diffuse un'epidemia di tifo, di cui Tatia, ancora bambina si ammalò. Per curarla, i medici dell'epoca la tennero quasi digiuna per 40 giorni e lei ricordò sempre, non tanto la febbre, ma la fame e la tosse. Da adulta raccontava che i colpi di tosse erano stati talmente forti da farla rimanere con le gambe storte, ma quello forse era un ricordo distorto che si portava dietro fin da bambina. Furono anni duri, in cui il marito di Laronia morì e lei non volle rimanere nella famiglia della suocera. Lasciò così anche la bottega del pane e si mise in proprio, prima come sarta poi aprì un'attività sua, un piccolo negozio di artigianato, in uno dei locali ereditati dallo zio. Ma tutto il paese era in difficoltà dopo il conflitto e l'epidemia e in pochi riuscivano a pagarla. Dopo qualche anno, fortunatamente, ci fu una ripresa, che le permise di stare meglio e arrivò dalle terre del Sud a Vestres, Tlesna, un militare, più grande di lei, che la sposò e da cui ebbe altri tre figli: Nacna, Velthur e Ania, che si trasferì in un altro paese quando era molto giovane. Intanto il Cavaliere Nero aveva preso il potere del Regno di Ligys e ne divenne il tiranno, imponendo anni di oppressione, da cui si uscì con la Guerra dei Cinque Anni, che sembrò infinita e che portò con sé altre tensioni, lutti e miseria. Dopo parte della strada fu in discesa, ma le difficoltà non mancarono mai.

Tatia era riuscita a superare tutto questo grazie alla sua determinazione, al suo grande spirito di adattamento, alla sua intelligenza, alla sua curiosità e alle doti organizzative con cui aveva compensato a un importante difetto della vista. Laronia l'aveva portata da tutti i luminari dell'epoca per cercare una cura o un incantesimo in grado di guarirla ma non c'era stato modo. Ogni visita, un colpo di sconforto, fino a un cerusico che disse alla madre di comprarle una lira e mandarla sulla strada a chiedere l'elemosina. Era ancora una bambina quando accadde ma la rabbia e la delusione che arrivarono da quella frase la accompagnarono tutta la vita. Ovviamente, non finì così: Tatia non poté portare avanti gli studi ma lesse sempre e quando non riuscì più chiese ad altri di leggere per lei. Le sue mani e il suo tatto la portarono a essere una delle più brave filatrici del Paese, tanto da insegnare anche ad altre la sua arte. Anche da anziana e sola riusciva a mantenersi, realizzando piccoli oggetti e gestendo altre attività della famiglia. Ad aiutarla, visto che ormai era là sola, i vicini di casa e alcune sue storiche amiche. Non si era mai voluta sposare, nonostante Laronia e Tlesna le avessero trovato un marito. Uno dei dottori che l'aveva vista le aveva detto che se avesse avuto dei figli avrebbe perso la luce prima del tempo e lei preferì preservare i suoi occhi. La famiglia ce l'aveva, era quella d'origine, e decise che sarebbe rimasta ad occuparsi di quella. Gli altri, soprattutto Ati, la figlia della sorellastra Nacna e madre di Thefri e Steleth, l'avevano presa come punto di riferimento.

I due nipoti, ormai adulti e a loro volta diventati genitori, le sembravano fragili e lei, probabilmente non sarebbe stata più grado di aiutarli, almeno da mortale.

'Sei pronta zia?', la domanda di Steleth la distolse dai suoi pensieri. La strega era pronta per accompagnarla alla scuola di tessitura, per poi andare ad occuparsi delle sue lezioni di magia e medicina. Velthur e Thefri si erano, invece, già diretti alle proprie attività, alle prime luci dell'alba.


Lo Specchio di Giano

" 'Se vorrai uscire di qui dovrai compiere un sacrificio per me'. Dicendo questo fece apparire un agnello nero.

“La formula per il sacrificio è quella che vedi incisa in simboli e lettere sulla volta di questo antro. Noto che vedi al buio. Sarai quindi avvantaggiata! Dovrai finire, prima che questa clessidra si svuoti'.

La dea fece girare un grosso oggetto del tempo che era accostato alla parete della grotta, con le basi in legno decorate da vulcani. I vetri soffiati in diversi colori facevano intravedere polvere di zolfo al loro interno, che, inesorabilmente, cominciò a cadere dalla piccola fessura centrale.

Steleth si sentì in trappola, un sudore freddo le scese sulla schiena, strinse i pugni e cercò di farsi forza. Non aveva molta scelta: doveva provare.

Guardò con attenzione i segni e le scritte, che per prima cosa andavano letti da destra a sinistra. Li conosceva quasi tutti, erano usati dagli antichi aruspici Rasna, che impiegavano le viscere degli animali per interpretare il volere degli dei, ma per mettere insieme l'intera formula magica forse ci sarebbe voluto più tempo di quello concesso dalla clessidra. Allora cominciò a leggere cercando di non farsi prendere dall'ansia e dalla fretta.

I primi segni erano i simboli degli dei primigeni, l'occhio che rappresentava Northia, la capricciosa, le gocce e le foglie, per gli immortali legati all'acqua e ai fenomeni naturali e le fiaccole per i regno dei Morti:

'Per gli dei Proteroi, per Northia, la dea del destino che può quello che vuole, per gli immortali che gestiscono ogni giorno lo scorrere dell'acqua e regolano i delicati equilibri della natura, per gli dei di Tufulta, che si trova in questa remota regione …', cominciò Steleth.

A quei simboli, seguivano delle scritte nella vecchia lingua dei Rasna:

'Sono pronta a sacrificare questo agnello a Mefite, la dea che un tempo portava ricchezza e benessere, che chiede che i mortali tornino a cercare il suo amore e il suo sapere. Che il suo sangue scorra qui nella Terra Impetuosa e la impregni donando la sua forza vitale alla dea.'

Il testo sulle pareti della grotta era terminato, ma l'incantesimo no! Che fare? I suoi occhi si portarono in basso a guardare la sua vittima. Le luci dell'animale la fissavano, non spaventanti, ma penetranti, crudeli e pieni di odio, sembrava quasi che volessero entrare nella sua testa e carpirne i pensieri. Non resse a quella vista e riportò lo sguardo in alto, sentendo girare la testa pe la tensione. Qui, i simboli presero a muoversi, ondeggiando sul soffitto e prendendo le forme di altri segni. Intanto lo zolfo della clessidra era scivolato per più della metà nella parte di sotto.

'Il coltello che è accanto alla vittima compirà questo sacrificio'.

Steleth vide apparire al suolo vicino all'animale un pugnale in bronzo con il manico raffigurante delle onde in tempesta, poi tornò a leggere i segni. Mancava pochissimo tempo e si rendeva conto che doveva sbrigarsi.

'Lama che sei stata forgiata nelle fucine degli antichi Rasna bàgnati del sangue della vittima.' Il coltello fluttuando si alzò da terra e raggiunse l'altezza del collo di Steleth. 'L'agnello, la cui morte farà rivivere l'antica potenza di Mefite, deve però avere un nome. Il nome di chi ha voluto il suo sacrificio. Pronuncia il suo nome!'

Era arrivata alla fine, ma non poteva dire il suo nome o dando retta a quelle parole ingannevoli sarebbe stata lei la vittima sacrificale. Che fare? Nella parte alta della clessidra stavano scorrendo gli ultimi granelli di zolfo. Steleth strinse i pugni fino a conficcarsi le unghie nella pelle delle mani poi disse:

'Mefite!'.

La vecchia lanciò un urlo terribile e parte del soffitto dell'antro crollò. Gli occhi della Arath poterono rivedere la luce: quella che batteva sulla Roccia delle Streghe". 

Il Morgante di Luigi Pulci

 Dopo un sacco di tempo, eccomi finalmente a raccontarvi una delle mie ultime letture... una rilettura, per la verità. Si tratta di un libro...